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copertina flessibile in bianco e nero
Benvenuto, Simone. Il tuo nuovo romanzo, Isidora - Il Silenzio dei Sepolcri, segna un ritorno ad atmosfere in cui il fantastico e il mistero si intrecciano fortemente con le radici popolari. Come è nata l'idea di questa storia e del personaggio di Isidora?
Grazie a voi. L'idea è nata dal desiderio di esplorare il legame profondo che ci unisce al nostro passato e alle tradizioni più antiche. Volevo una protagonista che rappresentasse la frattura tra la modernità razionale e la chiamata arcaica delle origini. Isidora, o Dora, vive e lavora a Milano, ha una mente schematica e concreta, ma quando torna in Sicilia per la Festa dei Morti viene risucchiata in un segreto di famiglia che non può controllare. È una storia di accettazione: non si può sfuggire alle proprie radici.
Il romanzo ruota attorno al concetto del "Varco" e del "Bardo". Ci spieghi come hai rielaborato questi elementi, sospesi tra il folklore siciliano e la mitologia classica?
Nella nostra tradizione la Festa dei Morti rappresenta un momento di contatto intimo e di memoria. Io volevo però indagare anche il lato più misterioso di questo confine. Il Varco è la soglia fisica e spirituale tra i mondi. Il Bardo, invece, è un limbo di attesa e sospensione per quelle anime che hanno ancora conti irrisolti. A questi elementi ho unito il mito greco, inserendo il riferimento alla figura della Klêidouchos, la portatrice delle chiavi associata alla dea Ecate. I Custodi della storia non sono semplici guardiani, ma arbitri di un equilibrio estremamente fragile.
Un elemento centrale della narrazione è il dualismo tra Isidora ed Elia. Rappresentano due approcci opposti di fronte al mistero e al dolore. Come definiresti il loro rapporto?
Isidora ed Elia sono due facce della stessa medaglia, due giovani legati da un disegno più grande di loro. Come viene suggerito nel romanzo, Elia è guidato da un'inquietudine profonda e da una ferita mai rimarginata, mentre Isidora incarna la forza della comprensione e dell'ascolto. Tra loro nasce un legame intenso, fatto di attrazione ma anche di conflitti, alimentati dai segreti custoditi dalle rispettive famiglie. Non sono avversari nel senso tradizionale del termine, ma anime che cercano risposte differenti allo stesso mistero.
Senza svelare troppo della trama, a un certo punto Isidora scopre che la storia ufficiale della sua famiglia nasconde molte ombre. Quanto è difficile per lei mantenere la lucidità quando la verità comincia a incrinare tutte le sue certezze?
È una delle prove più difficili che si trova ad affrontare. Isidora torna nel suo paese convinta di conoscere la propria storia, ma scopre che la memoria può essere manipolata o persino taciuta in nome della protezione. Volevo mostrare come in questa vicenda non esistano schieramenti assoluti: la luce può celare omissioni e l'oscurità può nascere da una sofferenza autentica. Per la protagonista, accettare il crollo delle proprie convinzioni diventa un passaggio necessario per comprendere quale sia realmente il suo ruolo.
Nel romanzo gli Spiriti Guida dei protagonisti assumono le sembianze di volatili: il corvo Rubens per Isidora e il gufo Alecto per Elia. Quale valore simbolico attribuisci a queste creature?
Gli animali guida sono un'estensione del Varco e, al tempo stesso, uno specchio dell'anima dei Custodi. Il gufo Alecto rappresenta la vigilanza, l'osservazione costante e la rigidità nata dal trauma vissuto da Elia. Il corvo Rubens, invece, è il mediatore tra i mondi, colui che porta messaggi tra i vivi e le ombre. Entrambi hanno un ruolo attivo nella narrazione e aiutano i protagonisti a interpretare i segnali e i pericoli che si celano oltre la soglia, diventando consiglieri silenziosi ma fondamentali.
Il finale del romanzo lascia un forte senso di suggestione e ridefinisce il legame tra i personaggi. Quale messaggio speri arrivi al lettore dopo l'ultima pagina?
Mi auguro che il lettore comprenda come il dolore e il rimpianto non debbano necessariamente trasformarsi in una condanna eterna. Possono invece diventare una strada verso la pace interiore, se affrontati con consapevolezza e perdono. La frase che accompagna il romanzo, "Non si esce dal Bardo. Si impara a camminarci dentro", racchiude l'essenza dell'opera: non possiamo cancellare le ferite o i misteri del nostro passato, ma possiamo imparare a convivere con essi, trovando un nuovo equilibrio tra ciò che abbiamo perduto e ciò che siamo diventati.
Grazie, Simone, per averci accompagnato in questo viaggio tra mistero, memoria e tradizione.
Grazie a voi e a tutti i lettori. Spero che Isidora - Il Silenzio dei Sepolcri riesca a trasportarli in un mondo sospeso tra realtà e leggenda, lasciando nel cuore qualche domanda in più e, forse, qualche risposta da cercare dentro se stessi.
Con l'augurio che il cammino letterario di Simone Martino possa continuare a regalare nuove emozioni e nuove pagine da scoprire, rinnoviamo il nostro grazie e invitiamo i lettori ad avvicinarsi a questa affascinante opera con curiosità, sensibilità e spirito di scoperta.
Vetrina delle Emozioni
A cura di Gioia Lomasti


