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martedì 20 ottobre 2026

Lo stile poetico di Latifa Harbaoui e una lettura accademica del titolo del suo quinto libro, Come se ridessi con un solo dente - ​A cura di Gioia Lomasti ​


Un sintetico studio critico sulle dimensioni estetiche, filosofiche e semantiche della sua esperienza poetica

L’esperienza poetica di Latifa Harbaoui affonda le sue radici nella poesia in prosa, attingendo alle sue possibilità espressive per interrogare il sé, il mondo e l’esistenza umana. La sua scrittura non considera il linguaggio un mero veicolo di emozioni; al contrario, lo concepisce come uno spazio in cui l’esperienza umana può essere riplasmata e le sue contraddizioni più profonde portate alla luce. Nei suoi testi, la solitudine e il dolore coesistono con l’ironia, la fragilità con la resistenza, e l’amore con la consapevolezza della perdita. L’immagine poetica svolge una funzione intellettuale che va oltre l’ornamento retorico, ponendosi l’obiettivo di mettere in discussione le certezze e svelare ciò che si cela al di sotto delle apparenze quotidiane.

​Il linguaggio della Harbaoui si distingue per la sua densità semantica e per la predisposizione al paradosso e allo scarto linguistico. L’autrice prende spesso le mosse da un dettaglio ordinario o da una scena semplice, dischiudendo da essi un orizzonte interpretativo legato ai temi della memoria, dell’identità, della libertà e del nulla. La sua scrittura tende inoltre a un’immaginario non convenzionale che mette in contatto il tangibile con l’astratto, e il corpo — in quanto impronta dell’esperienza vissuta — in dialogo con il linguaggio come mezzo di resistenza al silenzio. Il perturbante e il surreale nella sua opera non sono staccati dalla realtà; emergono piuttosto da una percezione rinnovata del familiare, permettendo al mondo di svelare un volto nascosto, come se venisse osservato per la prima volta.


​La dimensione filosofica del suo lavoro non si affida all’evocazione di concetti astratti o alla trasformazione della poesia in un discorso teorico. Al contrario, essa emerge attraverso le domande che animano il testo e la sua capacità di destabilizzare i significati consolidati. Il sé poetico non si presenta come compiuto o del tutto pacificato, bensì come un’entità che rilegge continuamente il proprio passato, il proprio corpo e la propria relazione con il mondo, esplorando la distanza tra ciò che vive e ciò che riesce ad articolare a parole. Di conseguenza, la memoria, il dolore e l’esperienza personale diventano elementi centrali nella plasmazione di una voce poetica che cerca di trasformare le ferite individuali in una conoscenza condivisa con gli altri.

​L’amore occupa un posto di rilievo all’interno di questa visione: non come un’emozione passeggera, ma come una possibilità di resistere alla crudeltà e di riscoprire l’umanità nei momenti di vulnerabilità. Questa prospettiva si collega a un impulso etico e umanistico che rende la scrittura un ponte tra individui e culture, conferendo all’esperienza poetica una dimensione che valica i confini geografici per confrontarsi con i temi della dignità umana, della coesistenza e della speranza.

​Il significato filosofico ed estetico del titolo Come se ridessi con un solo dente
​Il titolo del quinto libro di Latifa Harbaoui, Come se ridessi con un solo dente, opera come una soglia interpretativa densamente carica di significato, racchiudendo un aspetto essenziale dell’estetica della sua esperienza poetica. Piuttosto che presentare il riso nella sua forma completa come espressione di gioia, il titolo lo ricostruisce attraverso l’immagine di un sorriso fisicamente incompleto, evocando la tensione tra il desiderio di mostrare felicità e l’impossibilità di viverla appieno. Il riso diventa così qualcosa di più di un segno di allegria: si trasforma in una maschera fragile che cela una storia di dolore, perdita e tentativi di adattamento alla vita.
​L’espressione “come se” risulta particolarmente significativa nella costruzione del titolo. Non stabilisce una verità definitiva; al contrario, colloca il sé in uno spazio ambiguo tra apparenza e realtà, tra ciò che gli altri percepiscono e ciò che accade all’interno. La voce narrante non si limita a dichiarare che sta ridendo; presenta un’immagine che assomiglia a un riso, invitando così a dubitare dell’autenticità delle apparenze e della completezza dell’emozione. Di conseguenza, il titolo solleva un interrogativo implicito sulla possibilità stessa della gioia quando le esperienze accumulate hanno affievolito la capacità di esprimerla in modo diretto.

​Il “solo dente” trascende la sua funzione fisica per diventare un segno simbolico di incompletezza e frammentazione. Un dente appartiene a un insieme integrato, e quando ne rimane soltanto uno nell'immagine del riso, emerge una contraddizione visiva e semantica tra un’azione che ordinariamente suggerisce interezza e un’immagine che la nega. Questo paradosso può essere interpretato come l’incarnazione di un sé che tenta di preservare qualsiasi residuo della propria capacità di gioire, anche mentre i mezzi per esprimere tale gioia si erodono gradualmente. Il dente solitario non è quindi necessariamente solo un segno di impotenza; può anche rappresentare la resistenza, la prova che il sé non si è arreso del tutto al proprio desiderio di ridere, nonostante le fratture subite.

Questo significato si approfondisce attraverso la relazione tra il corpo e il linguaggio. Il riso è un atto corporeo visibile, eppure nel titolo diventa un discorso sul dolore psicologico e sociale, e sul divario tra l'esperienza interiore e l'immagine che una persona presenta al mondo. Il titolo non spiega il dolore in modo esplicito; al contrario, lo rende visibile attraverso un'immagine al contempo ironica e dolorosa. Questo paradosso rientra tra le possibilità distintive della poesia in prosa, in cui una singola immagine può sostenere significati contraddittori senza perdere la propria unità artistica.

Il titolo invita anche a una lettura più profonda che riguarda la messa in scena della guarigione. Ridere con un solo dente può rappresentare un tentativo di celare ciò che non può essere davvero nascosto, un esercizio nel continuare a vivere dopo che le condizioni della vita sono cambiate, o uno sforzo per proteggere l'io dallo sguardo altrui. Di conseguenza, l'ironia emerge come una forma di difesa estetica e psicologica. Non abolisce il dolore, ma gli dà una forma che può essere sopportata ed espressa. La scrittura stessa diventa una sorta di riso incompleto: un tentativo di creare bellezza a partire dalla frattura, piuttosto che di negare del tutto la frattura stessa.

Né il titolo si limita all'esperienza individuale. Il suo orizzonte interpretativo può espandersi fino a comprendere l'essere umano contemporaneo che impara a nascondere le proprie ferite dietro sorrisi socialmente accettabili, così come la contraddizione tra le narrazioni dominanti sulla felicità e le esperienze umane che non sempre trovano un linguaggio adeguato per la sofferenza. Tale lettura, tuttavia, rimane una delle possibilità interpretative aperte dal titolo, piuttosto che il suo unico o definitivo significato.

Il posto del libro nell'esperienza letteraria di Latifa Harbaoui

Come se ridessi con un solo dente può essere inteso come il prolungamento di una pratica poetica che cerca di decostruire il rapporto tra dolore ed espressione, tra ciò che l'io articola e ciò che cela, e tra la vulnerabilità e la capacità di continuare a vivere. Attraverso la sua economia linguistica e il paradosso visivo, il titolo appare come un'incarnazione in miniatura del modo in cui i dettagli corporei e quotidiani nella scrittura di Harbaoui diventano veicoli di quesiti esistenziali.

Il significato estetico di questa scelta è rafforzato dall'orientamento del libro verso testi in prosa condensati, nei quali il significato non dipende unicamente dalla narrazione diretta, ma anche dalla suggestione, dalla tensione interna e da un'immaginario aperto a molteplici letture. Piuttosto che offrire al lettore una chiave d'accesso prefabbricata ai testi, il titolo presenta un paradosso che invita il lettore a partecipare alla produzione del significato. Questa apertura interpretativa conferisce al titolo una rilevanza critica e lo rende un punto di ingresso appropriato per una lettura del libro inteso come un'esplorazione della scrittura dell'io attraverso la frattura, piuttosto che attraverso pretese di interezza.

Conclusione Critica

Nella sua pratica poetica, Latifa Harbaoui offre un modello di poesia in prosa in cui la sensibilità emotiva si intreccia con l'indagine filosofica, e in cui il paradosso incontra l'ironia mentre l'immaginario surreale dialoga con le riflessioni sull'esistenza umana. Il titolo del suo quinto libro, Come se ridessi con un solo dente, condensa queste caratteristiche in un'unica immagine che mette in contatto la bellezza con lo smarrimento, e il desiderio di gioia con le tracce persistenti del dolore.

Il riso qui non è il contrario del dolore, ma uno dei modi nascosti in cui il dolore rivela se stesso. Il dente solitario non è semplicemente un segno di privazione; è anche l'immagine di ciò che rimane nell'essere umano della capacità di esprimersi e di resistere dopo che la vita è stata fratturata.

È da questa distanza tra la rottura e la possibilità di rinnovamento che il titolo trae la sua forza estetica. Esso illumina inoltre una delle caratteristiche centrali dell'esperienza poetica di Harbaoui: la trasformazione della ferita in immagine, dell'immagine in quesito, e del quesito in una forma di scrittura che preserva il diritto umano di rimanere, al tempo stesso, vulnerabili e resistenti.


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