Seguici su Youtube e Instagram
Questa intervista rappresenta la prima iniziativa artistica che verrà promossa anche attraverso la rete del progetto 100 Libri d’Autore, una realtà nata per supportare e valorizzare Autori e Artisti attraverso una sinergia culturale diffusa e condivisa.
Desidero rivolgere un sentito e profondo ringraziamento a tutta la band — Vanda Palma (voce e autrice), Andrea Palazzo (chitarra), Pasquale Di Fiore (basso) e Manuel de Peppe (batteria e organo Hammond) — per la straordinaria disponibilità e per la sensibilità artistica dimostrata. Con la loro musica e la forte carica espressiva del brano e del videoclip "(Il)Logico", il gruppo rappresenta una realtà artistica intensa e autentica, capace di coniugare ricerca sonora, cura estetica e profondità di contenuti. È un vero onore accoglierli all'interno del nostro percorso culturale condiviso.
Come nasce la sinergia tra le vostre diverse anime musicali
e in che modo l'incontro tra la voce di Vanda, le chitarre di Andrea, il basso
di Pasquale e la ritmica/organo di Manuel prende forma durante la creazione dei
vostri brani?
“La nostra sinergia nasce innanzitutto da una storia
condivisa: ci conosciamo da tanti anni e abbiamo avuto spesso occasione di
collaborare, sia in progetti di cover sia nella realizzazione di brani inediti.
Questo ci ha permesso di conoscerci musicalmente, di comprendere le rispettive
sensibilità e di sviluppare un’intesa che oggi rende il lavoro insieme molto
naturale.
Ognuno di noi porta nel progetto la propria
personalità: io contribuisco con la voce, l’interpretazione e l’attenzione al
significato dei testi; Andrea con il suo gusto chitarristico; Pasquale con il
basso e il suo apporto al groove; Manuel con la batteria, l’Hammond e i synth,
oltre che con la sua competenza negli arrangiamenti e nella post-produzione,
elementi che contribuiscono a definire il carattere e le atmosfere dei brani.
Non si tratta semplicemente di mettere
insieme strumenti diversi, ma di far dialogare le nostre esperienze e
sensibilità. A volte un’idea nasce da una proposta musicale, altre volte da
un’esigenza espressiva o da un’intuizione sull'arrangiamento. Il confronto è
fondamentale, perché ciascuno può arricchire il brano con il proprio punto di
vista.
In (IL)LOGICO, questa conoscenza reciproca è stata un valore aggiunto: abbiamo potuto lavorare con una visione comune, cercando un suono attuale senza perdere l’identità del pezzo. Credo che la nostra forza sia proprio questa: avere personalità musicali diverse, ma una sensibilità e un’intesa costruite nel tempo.”
Qual è stata la scintilla profonda o l'esigenza personale
che vi ha spinto a raccontare il tema del superamento delle maschere e del
conformismo social-mediatico presenti in "Illogico"?
“La scintilla
nasce dall’osservazione di una società in cui spesso si tende a giudicare gli
altri sulla base di ciò che appare, di quanto si avvicinano ai nostri modelli o
di quanto rispecchiano le nostre convinzioni. È un tema che sentivo già molto
tempo fa, quando ho scritto (IL)LOGICO,
ma che oggi, con il peso dei social media e la continua esposizione della
propria immagine, è diventato ancora più attuale.
Il brano, però, non vuole essere una critica
ai social in sé, quanto piuttosto una riflessione sul bisogno di etichettare le
persone e di stabilire cosa sia giusto o sbagliato, normale o fuori dagli
schemi. A volte, ciò che viene definito illogico è semplicemente qualcosa che
non riusciamo a comprendere perché è distante dal nostro modo di pensare.
Per me, il punto centrale è proprio questo:
imparare a guardare oltre le apparenze, senza pretendere che gli altri debbano
necessariamente somigliarci o rispondere alle nostre aspettative. Superare le
maschere significa avere il coraggio di essere se stessi, anche quando questo
comporta non essere capiti o accettati da tutti. Perché la diversità non
dovrebbe essere una colpa e la libertà di essere se stessi non dovrebbe avere
un prezzo.”
Nel titolo e nel testo risuona fortemente il concetto di
"illogico": quanto c'è di irrazionale, istintivo e liberatorio nel
fare musica oggi rispetto alle regole rigide della società?
“Credo che fare
musica oggi sia, in un certo senso, un atto di libertà. Viviamo in una società
che ci spinge continuamente a seguire modelli, rispettare aspettative e,
soprattutto, a preoccuparci di come veniamo percepiti dagli altri. La musica,
invece, ti permette di esprimere ciò che sei, anche quando non è
necessariamente razionale o conforme a quello che ci si aspetta da te.
Per me, l’illogico non coincide con l’assenza
di logica, ma con la possibilità di non essere prigionieri di una logica
imposta dagli altri. Significa seguire un’intuizione, un’emozione, un’esigenza
creativa senza chiedersi continuamente se sia giusta, conveniente o
comprensibile a tutti. Significa, in fondo, uscire dalla gabbia
dell’omologazione, che oggi condiziona non soltanto il mercato musicale, ma
tanti aspetti della nostra società.
Anche riprendere oggi un brano come (IL)LOGICO,
scritto tanti anni fa, rispecchia questo spirito: non inseguire necessariamente
le tendenze del momento, ma dare nuova vita a qualcosa in cui continuo a
riconoscermi.
In fondo, credo che la musica abbia proprio
questo potere: permetterci di uscire, almeno per qualche minuto, dagli schemi e
ricordarci che non tutto ciò che è diverso deve per forza essere sbagliato.”
Il videoclip ufficiale accompagna il brano con una forte
cura estetica e narrativa: quanto è importante per voi la dimensione visiva per
amplificare e completare il messaggio della vostra musica?
“La dimensione
visiva è sicuramente molto importante, perché permette alla musica di
raccontarsi anche attraverso immagini, simboli e suggestioni, aggiungendo
livelli di lettura che vanno oltre le parole e le note. Nel caso di (IL)LOGICO,
il videoclip non è semplicemente un accompagnamento del brano, ma una parte
integrante del progetto: ho voluto creare un immaginario che rispecchiasse il
senso di costrizione, le maschere che indossiamo e il conflitto tra ciò che
siamo e ciò che gli altri vorrebbero che fossimo.
L’idea era quella di costruire un’atmosfera
quasi teatrale, in cui realtà e rappresentazione si confondono, proprio come
accade nella società in cui viviamo. Ogni elemento visivo è stato pensato per
dialogare con il messaggio della canzone, senza necessariamente spiegarlo in
modo esplicito, ma lasciando spazio all'interpretazione personale di chi
guarda.
Anche la scelta di sperimentare con
l’intelligenza artificiale, integrandola con immagini reali e un lavoro di
montaggio e rielaborazione personale, nasce dalla volontà di esplorare nuove
possibilità espressive, senza perdere il controllo creativo del progetto. Credo
che oggi il linguaggio visivo possa amplificare enormemente la forza della
musica, purché non sia fine a sé stesso, ma abbia qualcosa da raccontare.
In fondo, quando musica e immagini riescono a
parlare la stessa lingua, il risultato non è semplicemente una canzone
accompagnata da un video, ma un’esperienza più completa, capace di lasciare
qualcosa anche dopo che l’ultima nota è finita.”
In un'epoca guidata dall'apparenza e dalla necessità di
mostrare sempre perfezione, quanta forza e coraggio servono per mostrare le
proprie fragilità e la propria vera identità attraverso l'arte?
“Eh…bella domanda
questa! Credo che oggi serva molto coraggio per mostrarsi davvero per quello
che si è, perché viviamo in una società in cui sembra sempre più difficile
sviluppare una propria identità senza lasciarsi condizionare da ciò che fanno,
pensano o possiedono gli altri. Spesso non desideriamo qualcosa perché
rispecchia davvero chi siamo, ma perché lo vediamo negli altri e finiamo per
convincerci che sia ciò che ci manca per sentirci adeguati, accettati o persino
felici.
I social hanno amplificato questa tendenza,
trasformando la vita in una continua vetrina, dove tutto sembra dover essere
esibito e confrontato. Si rischia così di perdere la propria individualità,
inseguendo modelli che non ci appartengono e uniformandoci a un'immagine
collettiva, fino a confondere ciò che desideriamo davvero con ciò che ci viene
suggerito di desiderare.
Penso che questo meccanismo coinvolga
inevitabilmente anche il mondo della musica. Oggi molti artisti non hanno
sempre la possibilità di esprimere liberamente la propria identità e la propria
visione, perché si trovano a dover rispondere a precise esigenze di mercato,
seguire tendenze e costruire un'immagine che sia soprattutto vendibile.
Naturalmente la musica è anche un mercato, ma quando le logiche commerciali
prendono il sopravvento sulla libertà creativa, si rischia di perdere qualcosa
di fondamentale: il significato stesso dell'essere artista.
A volte ho la sensazione che ci siano sempre
più prodotti e sempre meno artisti. È un po' come entrare in un supermercato:
troviamo tanti prodotti sugli scaffali, confezionati per attirare l'attenzione
e soddisfare una domanda, ma l'arte dovrebbe essere qualcosa di diverso.
Dovrebbe nascere da un'esigenza autentica di esprimersi, da un'urgenza
creativa, da un punto di vista personale, anche quando non è necessariamente
ciò che il mercato si aspetta o ciò che piace alla maggioranza.
Per me, la vera fragilità non è mostrare le
proprie imperfezioni, ma avere così paura del giudizio da rinunciare a essere
sé stessi. E forse il coraggio più grande, oggi, è proprio quello di non voler
assomigliare a nessuno, di non sentire il bisogno di avere ciò che hanno gli
altri o di vivere secondo aspettative che non ci appartengono.
È anche questo il senso di (IL)LOGICO: mettere in discussione una società che tende a etichettare come sbagliato tutto ciò che si discosta dai suoi modelli. Perché essere diversi non significa essere sbagliati, così come essere uguali agli altri non significa necessariamente essere felici. Credo che dovremmo recuperare il valore della personalità, del pensiero autonomo e della libertà di scegliere chi essere. E credo che un artista, prima ancora di cercare di piacere a tutti, debba avere qualcosa di proprio da raccontare. Anche a costo di non piacere a tutti.”
La vostra musica viaggia attraverso canali digitali e
piattaforme condivisibili: che tipo di riscontro e di connessione umana state
riscontrando da parte di chi vi ascolta e guarda i vostri video?
“Credo che la cosa
più bella, al di là dei numeri e delle visualizzazioni, sia proprio la
possibilità di creare una connessione umana attraverso la musica. Dietro ogni
ascolto, ogni messaggio e ogni commento c’è una persona che ha dedicato un po’
del proprio tempo al tuo lavoro, e per me questo ha un valore enorme.
Il riscontro del videoclip di (IL)LOGICO
è stato molto positivo: in pochi giorni abbiamo superato le 10.000
visualizzazioni e, sinceramente, è un risultato che non mi aspettavo. Ne sono
felice, perché significa che il progetto sta raggiungendo persone nuove e
suscitando curiosità. Naturalmente, è ancora presto per trarre conclusioni, ma
vedere questo interesse è una bella soddisfazione e uno stimolo a continuare.
Al di là dei numeri, però, ciò che mi
interessa davvero è capire cosa arriva alle persone, quali emozioni suscita il
brano e se qualcuno riesce a riconoscersi nel suo messaggio. Ricevere
impressioni, leggere interpretazioni personali e scoprire che una canzone nata
da un’esigenza individuale può trasformarsi in qualcosa in cui anche altri
ritrovano una parte di sé è una delle soddisfazioni più grandi per chi fa
musica.
Le piattaforme digitali offrono opportunità
straordinarie per raggiungere persone che, probabilmente, non avresti mai
incontrato attraverso i canali tradizionali. Allo stesso tempo, credo sia
importante non fermarsi alla logica dei numeri: una visualizzazione non
racconta necessariamente un’emozione, mentre anche un solo messaggio sincero
può farti capire di essere riuscito ad arrivare a qualcuno.
In fondo, è questo che cerco nella musica:
non soltanto essere ascoltata, ma riuscire a comunicare qualcosa di autentico,
stimolare una riflessione e magari far sentire qualcuno un po’ meno solo nei
propri pensieri. Se (IL)LOGICO riuscirà a creare un dialogo e una
connessione vera con chi lo incontra, allora avrà raggiunto uno degli obiettivi
più importanti del progetto.”
Quali saranno i prossimi passi del vostro percorso
artistico e quali novità o appuntamenti possiamo aspettarci prossimamente sui
vostri canali ufficiali?
“In questo momento,
la priorità è far conoscere il più possibile (IL)LOGICO, accompagnarlo
nel suo percorso e lasciare che raggiunga il pubblico, senza avere la fretta di
rincorrere necessariamente il prossimo progetto. Ci tengo molto a dare a questo
brano il tempo e lo spazio che merita, anche attraverso i contenuti che
continuerò a condividere sui miei canali ufficiali: dal racconto del lavoro che
c’è dietro la musica ai retroscena della realizzazione del videoclip, fino ai
riscontri e alle riflessioni che il progetto sta generando.
Parallelamente, però, stiamo già iniziando
a lavorare a un nuovo singolo. Non voglio anticipare troppo, perché siamo
ancora nella fase iniziale, ma l'idea è continuare a dare spazio ai pensieri ed
alle riflessioni, sperimentando e raccontando emozioni senza perdere quella
libertà creativa che per me è fondamentale.
Mi piacerebbe costruire un rapporto autentico
con chi ascolta, andando oltre la semplice promozione e creando uno spazio di
condivisione e confronto. L'invito, quindi, è a seguirmi sui miei canali
ufficiali, perché questo percorso è appena ripartito e mi farà piacere
condividerne i prossimi capitoli con chi avrà voglia di esserci.”

