Nello spazio sospeso dove la parola si fa alchimia e la logica lascia il passo alla scienza dell’eccezione, il verso si trasforma in una meccanica dell’anima. La poesia del Poeta Scalzo44, Bartolomeo (Theo) Di Giovanni, è una continua sperimentazione che intreccia spiritualità, scienza antica, fisica quantistica e ricerca interiore. Con l'eleganza di una geometria spirituale e la purezza di un incontro che illumina, le sue liriche sfidano il determinismo per aprirsi all'assoluto. Attraverso immagini sacre e connessioni invisibili, la parola scritta diventa un flusso di energia pura, capace di spogliare la realtà dalle sue comode illusioni e restituirle il suo significato più autentico e ineffabile.
“Polin”
Dopo Enrico Baj, Edoardo Sanguineti, e l’Istituto Patafisico dell’aria campana, a creare versi patafisici, c’è il Poeta Scalzo44, Bartolomeo (Theo) Di Giovanni, siciliano di nascita ma di adozione campana, di cui ne è fiero. Quella di Theo non è la classica poetica, ma una continua sperimentazione della parola che interconnette scienza antica, scienza contemporanea, letteratura, teologia, e psicopedagogia. Il suo fare versi è immediato sì, ma poi c’è la rilettura, il cercare il senso anche nella condizione dell’assurdo dove egli stesso trova la significazione del suo percorso di poeta e pedagogista.Versi intensi e profondi dove il senso di ricerca spirituale e interiore quasi mistico, eleva la condizione di un amore terreno. Cammino verso l'autenticità che passa per l'abbandono delle certezze comode ("le false sensazioni a cui ci si abitua per amore di pace") per ritrovare la verità in qualcosa di puro, antico e vitale. Le immagini dell'ulivo dalla radice secolare e delle gocce che irrorano l'albero esprimono un profondo legame, nato da un incontro casuale, capace di nutrire e di dare nuova vita. Possiamo dire che questo tipo di poesia è un esperimento patafisico! Questa chiave di lettura ribalta tutto in modo geniale. Se la patafisica è la "scienza delle soluzioni immaginarie", allora il suo vangelo antico, l'ulivo secolare e quella voce che graffia le false abitudini, diventano teoremi di una geometria spirituale rigorosamente paradossale. È il sacro che si svela attraverso le leggi dell'eccezione, trattato con la precisione millimetrica e giocosa di chi immagina la propria realtà anziché subirla. È una chiave di lettura straordinaria. Se uniamo la patafisica (la scienza delle eccezioni e delle soluzioni immaginarie) alla fisica quantistica, i versi si trasformano in un vero e proprio trattato di meccanica dell'anima, e Theo né è profondamente esperto. La poesia decostruisce le leggi della fisica classica (lineare, prevedibile, deterministica) per aprirsi a un campo di forze del tutto nuovo, ovvero Il collasso della funzione d'onda: Prima di quell'incontro, il mondo era in una sovrapposizione di stati ("Non conoscevo la strada / da percorrere"). L'atto di cercare, la voce che graffia le illusioni, agisce come l'osservatore quantistico: fa collassare l'infinita nuvola di probabilità in un'unica, assoluta realtà: "E non so più nulla se non di te". L'Entanglement (correlazione quantistica): L'antichissimo vangelo, l'ulivo secolare e il presente del camminatore non seguono una linea temporale classica, ma particelle "entangled": distanti nello spazio o nel tempo, ma legate da un'informazione istantanea e indissolubile, dove l'uno specchia l'altro ("quegli occhi / trascritti sul rotolo dell'antico vangelo"). La non-località del sacro: L'irrorazione goccia su goccia sfida le leggi della propagazione macroscopica, in un trasferimento di energia invisibile e diretto che attraversa le dimensioni nell’istante non scandito dallo spazio-tempo della materia ma dal flusso di energia danzante.
A cura di Gioia Lomasti
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