L’incontro con Giovanna Guardiani è un
attraversamento luminoso dentro una voce che ha fatto della scrittura un luogo
di cura, consapevolezza e bellezza. Le sue parole nascono da un ascolto
profondo dell’esistenza, da un cammino che intreccia memoria, insegnamento,
introspezione e un dialogo continuo con l’anima.
La sua narrativa invita a guardare la vita con occhi
più attenti, a posare lo sguardo sulle cose che nutrono, a riconoscere la
meraviglia nei gesti quotidiani e nei ricordi che ci hanno formati. Questa
intervista desidera restituire la delicatezza e la forza del suo pensiero,
offrendo al lettore un varco verso la sua interiorità e verso il mondo che
racconta nei suoi libri.
Desideriamo esprimere un ringraziamento sincero e sentito a Giovanna Guardiani, per la disponibilità, la profondità delle risposte e la grazia con cui ha condiviso il proprio percorso umano e letterario. La sua voce, colma di consapevolezza e autenticità, arricchisce il panorama culturale contemporaneo e offre al lettore un prezioso spazio di riflessione. Un ringraziamento speciale va anche alla comunità di Vetrina delle Emozioni, che continua a sostenere e valorizzare autori e artisti con dedizione, sensibilità e passione, creando connessioni di bellezza tra chi scrive e chi legge.
Giovanna Guardiani, nata a Sanremo e residente a Pescara, è docente e
autrice. Dopo una lunga immersione nella narrativa, nella pedagogia e nella
psicologia, si avvicina progressivamente a una visione più interiore
dell’esistenza.
Ha pubblicato tre romanzi:
- Un dono
per me e per te (Edizioni
Montag, 2012)
- Tachea (Nulla Die, 2013)
- Come
salvarsi la vita (Nulla
Die, 2016)
Il racconto Mariolina ha vinto il primo premio
al concorso nazionale Diversamente uguali. La sua scrittura indaga i
movimenti dell’anima, la bellezza quotidiana, la memoria e il percorso
evolutivo dell’essere umano.
Per approfondire le sue opere puoi esplorare i romanzi
di Guardiani.
Come è nato il tuo rapporto con la scrittura e quale
momento consideri davvero l’inizio del tuo cammino autoriale?
Ho sempre amato leggere e, in base alla mia esperienza,
ho maturato la convinzione che per
iniziare a scrivere sia necessario prima allargare il proprio panorama mentale
attraverso la vicinanza con molti autori di qualità, quelli che hanno cose
interessanti da offrire alla mente e all’anima. Infatti, dopo essermi
intrattenuta con loro per anni, a un certo punto ho sentito il bisogno di creare
personaggi e fatti, quindi storie nelle quali i personaggi avessero la
possibilità di esprimere pensieri, riflessioni ed emozioni. L’inizio di questa
straordinaria avventura è avvenuto con uno scritto che è diventato il mio primo
romanzo Un dono per me e per te, pubblicato da Edizioni Montag.
Quanto hanno influito i ricordi dell’infanzia e della
vita quotidiana nella costruzione dei tuoi romanzi?
I ricordi dell’infanzia sono stati ampliamente
raccontati e descritti nella prima parte del mio romanzo “Un dono per me e per
te”. Un’infanzia a stretto contatto con la natura, diversa da quella che vivono
oggi i bimbi. C’era più libertà, più fantasia, più immaginazione, più possibilità
di inventare, di costruire con poco non solo i giocattoli ma anche gli ambienti
in cui poi si giocava. Nei miei romanzi non racconto la mia vita quotidiana,
tranne in alcuni capitoli, inseriti nel primo libro che si mostra, infatti,
alquanto autobiografico, i fatti descritti e raccontati offrono al lettore
spunti per ricordare a sua volta la propria vita e riflettere. I ricordi della
vita quotidiana nella costruzione dei miei romanzi non vengono esplicitati in
modo consapevole. Dico questo perché uno scrittore, ma qualunque persona, è il
frutto delle esperienze vissute, di ciò che ha fornito l’ambiente in cui è
vissuto, di ciò che ha cercato in esso o anche al di fuori di esso attraverso
l’esplorazione di altri ambienti. Il mondo è vasto e soddisfa ogni nostra
esigenza. I miei romanzi sono il frutto del mio percorso evolutivo in cui molti
fili hanno contribuito a tessere la scrittrice che sono.
Nelle tue opere emerge una forte attenzione alla
bellezza, all’armonia e alla serenità: cosa rappresentano per te questi
elementi?
Questi elementi che citi costituiscono la mia vera ed enorme ricchezza e i miei romanzi guidano i vari lettori ad accumulare bellezza e serenità, l’armonia penso sia racchiusa in entrambe. Dovrebbero costituire il nostro capitale, questi elementi non arrecano danni, aiutano a vivere meglio. Un essere umano impegnato non solo a osservare la bellezza intorno ma anche a crearla è una persona che non arrecherà danni all’altro, alle piante, ai fiori, agli animali. Non distrugge, costruisce.
Quali temi senti più vicini e quali ritornano con
maggiore forza nella tua produzione letteraria?
I “temi” che sento vicini, presenti nelle mie opere,
sono quelli che tendono a migliorare la vita su questa terra. Sono temi legati
alla libertà, senza perdere mai di vista il rispetto per se stessi, per l’altro,
per tutti gli abitanti del pianeta e per il Pianeta stesso. E oggi ce n’è molto
bisogno. Temi, inoltre, legati all’amore in tutte le sue forme, al benessere
inteso come equilibrio sano tra mente, corpo e temi riguardanti le strategie
per superare le difficoltà e per rendere questa vita interessante. Vivere, si
legge nel primo romanzo è la cosa più bella che ci possa capitare. Sono una
donna che osserva, analizza e riflette e i protagonisti che scelgo hanno anche
loro questo compito. Tachea protagonista del secondo romanzo pubblicato da
Nulla die nota e descrive la presenza dell’amore attorno a sé e ne descrive i
benefici che arreca dove germoglia e cresce. Coglie l’amore tra coniugi della
terza età, l’amore verso i nipoti, l’amore dei bambini e lo sguardo si allarga
sempre più verso il mondo esterno, verso l’ambiente, e individua anche la
mancanza, nell’attuale società, di questo sentimento inteso anche come valore
dal momento che racchiude in sé cura, rispetto, empatia, solidarietà e si
sofferma, inoltre, a descrivere ciò che provoca tale mancanza. Sofì,
protagonista di “Come salvarsi la vita” Edizioni Nulla Die va alla ricerca di
qualcosa che l’aiuti a superare un abbandono sentimentale e trova la strada
nell’arte. L’arte intesa non solo come elemento salvifico ma anche come atto
creativo che arreca bellezza e benessere.
Il racconto Mariolina ha ricevuto un importante
riconoscimento nazionale. Cosa ti ha spinto a scriverlo e cosa rappresenta per
te?
Mariolina è un racconto inserito all’interno del
romanzo “Come salvarsi la vita”. Il tema del libro è quello di salvarsi la vita
attraverso l’arte, nelle sue varie forme di espressione creativa. La
protagonista, Sofì, trova nella scrittura il modo per riemergere. Dalla lettura
del romanzo si capisce che non tutti utilizzano l’arte, sono diversi, infatti,
i modi che possono aiutare a superare le difficoltà della vita. L’importante è
non crogiolarsi nella sofferenza ma trovare soluzioni intelligenti che permettono
non solo di uscire dai vari pantani ma anche di arricchire la propria esistenza.
Viene quindi dato ampio spazio a diversi modi per stare meglio, ognuno segue la
strada a lui più congeniale. Ci sono gruppi di autoaiuto, gruppi religiosi e la
possibilità di rivolgersi a psicoterapeuti. E poi c’è anche chi, come Mariolina,
non si sa se ce la farà a uscire dal tunnel in cui è scivolata anche se, a modo
suo, ci prova ma non sa se abbandonerà la strada che sta percorrendo. Lascia,
comunque, un barlume di speranza, alla fine del racconto si legge” Sono simile
a quelle persone che vivono sempre negli abissi delle esagerazioni. La vita in
agrodolce non mi piace o meglio la gradisco per poco, anche tu, caro dottore,
sei intelligente e ti confido che sto qui solo per il metadone, anche se è un
piacere ascoltarti, non sono una persona che mette in pratica ciò che proponi.
“ “Mariolina, io non ti propongo nulla, ti ascolto e vorrei solo farti vedere
il capitale che hai e mi dispiace che lo butti via o lo investi in cose che
insieme al piacere immediato ti arrecano sofferenza e deterioramento delle tue
cellule. Tu possiedi capacità per vivere in un giardino.” “ Grazie dottore,
comunque, di là da ciò che penso, torno lunedì prossimo alla stessa ora …” Mariolina
vive una vita sospesa tra gli abissi degli eccessi. Droga, alcol, un’esistenza inquieta,
a tratti quasi folle. In fondo è sola. Mariolina è stata inserita all’interno
del romanzo perché la sua vita mostra al lettore che non sempre si riesce a
superare i disagi esistenziali. Sofì, comunque, ci prova e potrebbe esserci
anche per lei una possibilità di salvezza.
Un dono per me e per te, Tachea e Come salvarsi
la vita: come si collocano nel tuo percorso e quale filo invisibile li
unisce?
I tre libri rappresentano tappe diverse, ma profondamente
collegate, del mio percorso letterario. Un dono per me e per te è stato
l’inizio, il libro nel quale sono confluite maggiormente le esperienze della
mia vita, quindi si trovano molti elementi autobiografici. Il messaggio che si
invia al lettore è di puntare i riflettori sui ricordi belli della vita, un
invito a guardare il mondo e la vita con occhi diversi.
Con Tachea lo sguardo si è allargato ulteriormente
verso l’interiorità, le relazioni, l’amore e il rapporto con ciò che ci
circonda. Tachea osserva, ascolta e riflette: attraverso di lei ho potuto dare
spazio a domande che riguardano il senso della vita e la possibilità di
costruire relazioni più rispettose e armoniose.
In Come salvarsi la vita emerge il tema della
difficoltà, della sofferenza e della ricerca di una possibile via d’uscita.
L’arte, la creatività, l’ascolto e le relazioni diventano strumenti attraverso i
quali l’essere umano può ritrovare se stesso. Nel libro si sottolinea anche che
occorre guardare la realtà con spirito creativo ed è in questo modo che nascono
progetti e si realizzano cose che prima non c’erano.
Qual è il messaggio principale che desideri arrivi a
chi legge le tue opere?
Vorrei soprattutto che il lettore, chiuso il libro,
sentisse di avere qualcosa in più dentro di sé: un pensiero, un’emozione, una
risposta o magari il desiderio di guardare con occhi diversi ciò che lo
circonda. Credo profondamente nella possibilità di migliorare la propria vita
attraverso la consapevolezza, la cultura, l’amore, l’arte. Se una persona, attraverso una mia pagina,
riesce a fermarsi per un momento, riflettere su se stessa, a riconoscere una
possibilità che prima non vedeva o semplicemente a riscoprire la bellezza di
qualcosa allora sento che la scrittura ha raggiunto il suo scopo.
In che modo la tua esperienza come docente ha
influenzato la tua visione dell’essere umano e la tua scrittura?
L’esperienza di docente più che influenzare, mi ha dato
l’opportunità di osservare con attenzione diverse realtà umane e a volte anche
complesse. Diciamo che come docente ho avuto la fortuna di vedere meglio la
realtà umana e i libri letti mi hanno permesso di cogliere meglio i tanti
aspetti che caratterizzano un essere umano. Tutto questo sicuramente ha
contribuito ad arricchire la mia scrittura rendendola attenta ai sogni, alle
emozioni, alle fragilità ma anche ai punti di forza dei lettori.
Nei tuoi testi si percepisce una forte attenzione al
movimento dell’anima. Come nasce questa sensibilità e come si traduce nella tua
narrativa?
Sono sempre stata attratta da tutto ciò che c’è all’interno dell’essere umano e così, fin da giovane, leggevo libri di psicologia, pedagogia, psicanalisi. Piano piano il panorama si è allargato verso il mondo orientale. I miei romanzi descrivono l’interiorità delle persone dove emergono momenti calmi, sereni oppure dolorosi, tempestosi ma anche questi ultimi si rivelano proficui sulla scala dell’evoluzione. Penso che il compito dell’uomo sia quello di elevarsi sempre più su non in termini di ricchezza materiale ma in termini di psiche, anima, spiritualità. Insomma tra essere e avere io sono per l’essere.
Stai lavorando a nuovi progetti letterari? Puoi
anticiparci qualcosa?
Sì, sto lavorando ma senza fretta. In questa fase
della mia vita sto assaporando l’aspetto meraviglioso della calma inserendo in
essa una gestione del tempo più confacente ai miei ritmi.
