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Rivolgo un sentito ringraziamento a Simona, conosciuta nel mondo degli eventi creativi con il nome d'arte Siris Mosaici, per aver accolto questo spazio di dialogo dedicato alla sua arte. La sua capacità di trasformare materiali diversi in armonie visive, unita a una presenza solare e accogliente, rende ogni incontro con il suo lavoro un’esperienza che va oltre l’osservazione estetica. È un privilegio poter raccontare il suo percorso creativo, ricco di ricerca, intuizione e ascolto. Simona si avvicina al mosaico e al micromosaico come a un linguaggio capace di unire precisione, pazienza e libertà espressiva. Nel corso degli anni ha ampliato la sua ricerca, sperimentando tecniche e materiali differenti, mescolando elementi tradizionali e contemporanei. Le sue opere che spaziano dalla bigiotteria ai quadri, sono accomunate da una forte cura estetica e da un’attenzione minuziosa ai dettagli. La sua esposizione riflette pienamente il suo stile, ma ciò che rende unico l’incontro con Siris Mosaici è la sua naturale capacità di relazione: Simona racconta ciò che crea, ascolta, si confronta e trasforma anche uno spazio espositivo che si trasforma in un luogo di incontro in un luogo di scambio autentico.
Come nasce il suo legame con il mosaico e il
micromosaico, e quale intuizione l’ha guidata verso questi linguaggi così
particolari?
Il mio legame con il
mosaico è nato in modo del tutto inaspettato. Mi sono iscritta alla Scuola di
Restauro del Mosaico mossa dal mio amore per la conservazione e il ripristino
delle opere. Lì ho iniziato ad approcciarmi a quest'arte: per poter restaurare
un'opera è fondamentale conoscerla a fondo, e attraverso questo percorso
scolastico ho avuto il privilegio di avvicinarmi al mosaico bizantino, e non
solo. Ciò che mi ha guidata verso questo modo particolare di fare mosaico,
però, è stata la pura curiosità. Amo molto la sperimentazione, anche quando si
allontana dai canoni classici: credo proprio che a guidarmi sia stato questo.
Nel suo percorso la sperimentazione è centrale:
quali materiali o tecniche hanno ampliato maggiormente la sua visione creativa?
In realtà non c'è un
materiale o una tecnica precisa che mi definisca. Preferisco lasciarmi guidare
da tutto ciò che mi trasmette un'emozione. Sono una persona "di
pancia" e, anche nell'arte, mi sono semplicemente lasciata condurre da ciò
che mi appassiona di più.
Le sue opere uniscono elementi diversi in un
equilibrio armonico: come costruisce questo dialogo fra tradizione e
contemporaneità?
Credo che la
padronanza delle tecniche tradizionali sia la base fondamentale per conquistare
la vera libertà d'espressione. Quando una tecnica diventa tua e ne
acquisisci consapevolezza, la curiosità
e la sperimentazione diventano un'esigenza naturale. È stata proprio
l'esperienza sul campo a permettermi di sentirmi oggi totalmente libera di
esprimermi senza mai smettere di imparare.
Il ritorno alle esposizioni ha segnato una nuova
fase del suo cammino artistico: che valore attribuisce oggi al contatto diretto
con il pubblico?
Gli eventi mi hanno
dato l'opportunità di conoscere tantissime persone che oggi sono parte
integrante della mia vita. Ho scoperto un mondo fatto di autenticità e
collaborazione. Non tutti gli ambienti sono uguali e sono stata fortunata nel
trovare realtà davvero stimolanti, come quelle del Teatro Mazzini o di Crea e
reinventa. Con il pubblico c'è uno scambio continuo di idee e di autentica
umanità che non mi aspettavo di trovare: è una possibilità preziosa che mi ha
fatto incontrare persone splendide.
La bigiotteria e i quadri rappresentano due
forme espressive differenti: quali sensibilità richiede ciascuna di esse nel
processo creativo?
Amo realizzare
entrambe le dimensioni perché sono estremamente diverse e mi permettono di esprimermi
su fronti differenti: il macro e il micro. La creazione di bigiotteria richiede
molta pazienza e, spesso, sono gli accostamenti stessi a "parlarmi".
In realtà non faccio nulla di speciale, mi lascio guidare dai materiali. Tante
volte capita che trascorra molto tempo prima che io decida di utilizzare una
base, una cornice o un elemento plasmato da me, proprio perché attendo che mi
trasmetta il sentimento giusto. Poi, all'improvviso, mi accorgo che quel pezzo
ha trovato il suo incastro perfetto: le cose belle, in fondo, hanno bisogno di
tempo.
Chi visita il suo spazio percepisce subito la
sua energia solare e la sua capacità di ascolto: quanto influisce la relazione
umana sulla sua produzione artistica?
Le relazioni umane
sono per me una grandissima fonte di ispirazione. Spesso le persone mi danno un
consiglio, esprimono un desiderio o mi chiedono una personalizzazione, magari
un semplice cambio di colore. Da quel piccolo spunto nasce qualcosa di del
tutto nuovo, a cui prima non avevo nemmeno pensato. Trovo che questo scambio
con il pubblico sia estremamente stimolante e ricco di potenzialità.
Raccontare ciò che crea è parte integrante del
suo modo di presentarsi: da dove nasce questa esigenza di dialogo attorno
all’opera?
Questa esigenza nasce
in modo del tutto naturale, perché per me l'opera non si esaurisce nel momento
in cui la creo: si completa davvero solo quando incontra lo sguardo e la
sensibilità dell'altro. Raccontare ciò che faccio è il mio modo per aprire una
porta sul processo creativo, per condividere il tempo, la pazienza e l'emozione
che si nascondono dietro a ogni singolo pezzo. Non si tratta semplicemente di
"spiegare" un oggetto, ma di creare un ponte umano. Spesso, quando
racconto una storia o ascolto i desideri e le reazioni delle persone, nascono
connessioni e spunti inaspettati che arricchiscono il mio lavoro. Il dialogo
attorno all'opera è ciò che le dà vita, trasformando un manufatto in
un'esperienza condivisa.
Guardando al futuro, quali nuove direzioni
artistiche desidera esplorare con maggiore intensità?
A questa domanda è
difficile rispondere, perché il mio percorso mi ha portata fin qui in modo del
tutto inaspettato. Non so cosa guiderà la mia ispirazione domani; per il
momento, mi sento semplicemente fortunata di poter vivere e godere di questo
presente.
Nota dell’autrice Siris Mosaici nasce come progetto creativo personale. Le opere presentate da Simona Righi sono realizzate esclusivamente in forma hobbistica e non costituiscono attività commerciale o negozio. Ogni creazione è frutto di passione, ricerca e sperimentazione artistica, condivisa con il pubblico per puro spirito espressivo.
LE IMMAGINI E I CONTENUTI PRESENTI IN QUESTA INTERVISTA CONCESSA IN ESCLUSIVA PER IL BLOG DI VETRINA DELLE EMOZIONI SONO DI PROPRIETÀ DELL'AUTRICE E NON POSSONO ESSERE RIPRODOTTE NEMMENO IN MANIERA PARZIALE SENZA AUTORIZZAZIONE.



