Intervista a Paola Carletti a cura di Gioia Lomasti in collaborazione con Vetrina delle Emozioni per 100 Libri d’Autore, progetto culturale a cura di Gioia Lomasti ed Emanuele Marcuccio.
Ringraziamo con sincera stima Paola Carletti per aver accolto questa intervista dedicata al suo romanzo d’esordio La luce oltre il silenzio, un’opera che intreccia introspezione, mistero, simboli e spiritualità, raccontando il viaggio di chi cerca la propria verità oltre le apparenze e oltre ciò che la vita sembra voler nascondere. Paola Carletti è un’autrice italiana con formazione umanistica e una profonda passione per le storie che esplorano l’interiorità, il mistero e la forza invisibile che guida i destini umani. Fin da bambina ha trovato rifugio nei libri e nella scrittura, trasformando le parole in uno spazio sicuro da cui osservare il mondo con sensibilità e profondità, dando voce a ciò che spesso rimane taciuto. La luce oltre il silenzio è il suo romanzo d’esordio, un’opera che unisce introspezione, suggestioni L’immagine simboliche e un tocco di spiritualità. Vive in Toscana, è madre e bisnonna, e continua a dedicarsi alla scrittura, lavorando a nuovi progetti narrativi. Per approfondire la sua figura puoi esplorare Paola Carletti.
Quale
immagine, intuizione o emozione iniziale ha dato origine alla storia raccontata
in La luce oltre il silenzio, un romanzo che sembra nascere da un luogo intimo
e silenzioso dell’anima?
L’immagine iniziale del romanzo nasce da un sogno che ho fatto da bambina, un sogno così vivido da restare nel tempo come una traccia silenziosa. Non era una visione drammatica, ma un’impressione profonda: la sensazione che esistesse un luogo interiore dove qualcosa chiedeva di essere ascoltato. Da quella intuizione, custodita fin dal 1971, è nato il desiderio di raccontare un percorso che parte dal silenzio e si apre lentamente alla luce.
In
che modo la tua formazione umanistica ha influenzato la costruzione dei
personaggi e delle atmosfere, così ricche di simboli e di richiami interiori?
La formazione umanistica mi ha insegnato a guardare le persone come mondi complessi, diversi, fatti di simboli, scelte, silenzi e contraddizioni. Nei personaggi ho cercato proprio questo: non figure “perfette”, ma esseri umani attraversati da domande. Le atmosfere nascono dalla stessa radice: un intreccio di interiorità, richiami culturali e piccoli segni che rimandano a ciò che non si dice apertamente.
Il romanzo esplora la verità oltre le apparenze: quale tipo di “luce” desideri che il lettore trovi attraversando le pagine della tua opera?
La luce che immagino non è una rivelazione improvvisa, né una soluzione. È una luce discreta, che permette di vedere meglio ciò che già c’è: le proprie emozioni, le proprie domande, le parti di sé che spesso restano in ombra. Una luce che non cancella il silenzio, ma lo attraversa.
La spiritualità è presente come una forza discreta ma costante: quale ruolo ricopre nella tua scrittura e nel percorso dei tuoi protagonisti?
La spiritualità, nel mio modo di scrivere, non è mai un dogma né una risposta. È una postura interiore: la capacità di percepire che esiste qualcosa oltre ciò che vediamo. Nei protagonisti diventa un filo sottile che li accompagna, una presenza che non guida, ma sostiene. Una forza silenziosa che permette di avanzare anche quando non si ha ancora una direzione chiara.
Fin da bambina hai trovato rifugio nei libri e nelle parole: come si è trasformato nel tempo questo rapporto con la scrittura, fino a diventare un romanzo compiuto?
Da bambina la lettura, per prima, e ,in seguito, la scrittura erano un rifugio, un luogo protetto. Con il tempo è diventata un modo per comprendere, per dare forma alle emozioni, per attraversare ciò che non si riesce a dire a voce. Scrivere un romanzo è stato il passaggio naturale: non più solo un rifugio, ma un ponte verso gli altri.
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Vorrei che rimanesse una sensazione di compagnia discreta. Non una lezione, non una morale, ma la consapevolezza che ogni percorso interiore ha un suo ritmo e una sua dignità. Se il lettore, chiudendo il libro, sente che una piccola luce si è accesa dentro di sé, allora il romanzo ha compiuto il suo cammino.


