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Intervista a
cura di Gioia Lomasti in collaborazione con Vetrina delle Emozioni
per 100 Libri d’Autore, progetto culturale a cura di Gioia Lomasti
ed Emanuele Marcuccio
Ringraziamo
con sincera stima Luigi Angelino per aver accolto questa intervista
dedicata alla sua vasta produzione letteraria, che spazia tra saggistica,
narrativa, filosofia, teologia e viaggio, offrendo al lettore un percorso ricco
di riflessioni, simboli, domande e visioni del mondo.
Luigi Angelino, nato a Napoli, consegue la maturità classica e la laurea in giurisprudenza, ottenendo l’abilitazione all'esercizio della professione forense e due master di secondo livello in diritto internazionale. Svolge la professione di Ufficiale della Marina Militare, con brevetto di Consigliere in Affari Giuridici e Contenzioso, ed è insignito dell’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana. Appassionato di viaggi, filosofia e teologia, consegue anche una laurea magistrale in scienze religiose, dedicandosi parallelamente alla scrittura. Ha pubblicato 35 libri, tra raccolte di saggi e romanzi, tra cui Le tenebre dell’anima e la versione inglese The darkness of the soul, la trilogia La redenzione di Satana, Viaggio nei luoghi più affascinanti d’Europa, I libri proibiti, Delle fiabe e ciò che nascondono, L’arazzo dell’apocalisse di Angers, Nel mondo dei sogni, Magnifici Misteri. In particolare, Il cuore e la mente, riflessioni sui miti greci, ha aderito al progetto 100 Libri d’Autore. Pubblica inoltre numerosi articoli su diverse riviste online.
Quale
corrente creativa ti ha guidato nella costruzione di un percorso letterario
così vasto, che attraversa filosofia, teologia, narrativa, saggistica e
viaggio?
Penso che
al giorno d’oggi sia difficile parlare di vere e proprie “correnti creative”,
soprattutto nel campo letterario, dove non si distinguono più “scuole” ben
etichettate, ma le tendenze generali sono decisamente frammentate e molto
legate ai contesti sociali di riferimento. Credo che la stessa definizione di
“postmodernismo” sia stata ormai superata da tempo e gli stessi valori
antropologici dell’homo sapiens si stiano evolvendo in qualcosa di
diverso, considerata la presenza sempre più massiccia della tecnologia e dei
più avveniristici sistemi di intelligenza artificiale. Nei miei romanzi, in
particolare, “Le tenebre dell’anima” e la trilogia “La redenzione di
Satana”, ed in qualche modo anche in “Viaggio nei luoghi più
affascinanti d’Europa”, ho mescolato elementi di genere ibrido e di “new
weird”, associando ad eventi dell’epoca contemporanea situazioni
fantastiche, surreali o distopiche, in modo da parlare al lettore delle grandi
paure del presente. Anche
in opere saggistiche, come “Sulla fine dei tempi”, “Magnifici
Misteri” e nello stesso testo “Il cuore e le mente”, a
caratteristiche specifiche della saggistica, come la divulgazione e la ricerca
storiografica e critica, si aggiungono elementi orientati a rielaborare in
chiave moderna e suggestiva antichi miti ed arcane profezie.
In che modo
la tua formazione giuridica e il tuo ruolo nella Marina Militare hanno
influenzato la tua visione del mondo e la tua scrittura?
Lo studio
del diritto mi ha insegnato che raramente le situazioni sono così come
sembrano, che insomma non esiste soltanto il bianco e il nero. Ogni evento,
come accade nella scrittura, deve essere contestualizzato, analizzato ed
interpretato. L’approfondimento dei testi legali abitua a strutturare i testi,
anche fantasiosi, in maniera sequenziale e rigorosa, cercando di distinguere
con chiarezza i fatti dalle opinioni, così come le premesse dalle conclusioni.
Anche la mia professione ha sicuramente influenzato il modo di scrivere, con
particolare riguardo alle esigenze di precisione, di equilibrio e di rispetto delle
regole, parallelamente all’utilizzo di un ritmo incalzante e serrato nella
descrizione delle scene d’azione.
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Molti dei
tuoi libri affrontano temi legati al mistero, alla spiritualità e alla
dimensione interiore: quale dialogo cerchi di instaurare tra cuore, mente e
ricerca del senso?
Sia nella
dimensione narrativa, che in quella saggistica, i miei libri spesso si occupano
di ciò che semplifichiamo con il termine “mistero”. Il dialogo tra cuore, mente
e ricerca del senso si impone come il fulcro nobile di qualsivoglia percorso di
esplorazione interiore e spirituale nonchè, allo stesso modo, come proficuo
metodo di osservazione dei fenomeni della realtà esterna. Non ho la pretesa di
fornire risposte (e diffido di coloro che ne hanno), ma il mio obiettivo è
quello di stimolare un confronto armonico tra il “cuore”, inteso come bussola
emotiva, la “mente”, indicata come strumento di discernimento e la “ricerca di
senso” che diventa quasi un “ponte” che ci induce ad interrogarci sui vari
misteri della vita. L’ambizione più grande, perciò, è quella di avvicinarci il
più possibile ad una felice sintesi interiore, che sia in grado di trasformare
la curiosità intellettuale in una vera e propria profonda esperienza di vita. Il
cuore e la mente è proprio il titolo del libro con il quale partecipo al
progetto 100libridautore: il mito, infatti, è concepito come un racconto che
parla alla mente, intesa come la parte razionale della nostra personalità, ma
scritto con le parole del cuore, con ciò volendo esprimere la nostra parte
emozionale, l’organo cioè creduto dagli antichi come la sede dei sentimenti...
La trilogia La
redenzione di Satana e opere come Le tenebre dell’anima esplorano
zone complesse dell’immaginario religioso e simbolico: quale riflessione
desideri suscitare nel lettore?
La trilogia, La redenzione di Satana, con i tre rispettivi sottotitoli Apocatastasi, Apostasia ed Apocalisse intende essenzialmente suscitare una riflessione ontologica, filosofica e teologica su concetti complessi come la natura del male, la misericordia divina ed il destino dell’essere umano. Al fulcro dell’opera, mediante l’espediente narrativo del ritrovamento di un antico manoscritto, vi è il recupero di un’antica e dibattuta dottrina filosofica e teologica: l’apocatastasi, l’universalità della salvezza, che spinge il lettore ad interrogarsi sul ristabilimento finale dell’ordine universale. La narrazione, adoperando gli ingredienti tipici del fanta-thriller, è orientata a suggerire che il disegno divino non possa dirsi compiuto, senza la riconciliazione di tutte le creature, compresa la figura che incarna il male assoluto, Satana. Intrecciando epoche storiche diverse, Roma e Pisa dell’epoca attuale, la Firenze dei Medici, la Venezia del Cinquecento e la Napoli illuminista del Principe di Sansevero, la trilogia invita a riflettere sul tempo non come una linea retta, ma come un disegno circolare, o a “spirale”, dove passato, presente e futuro si influenzano di continuo verso la fine dei tempi. Le tenebre dell’anima (versione inglese The darkness of the soul), suddivisa in quattro parti Aria, Acqua, Fuoco e Terra, partendo dall’infanzia fino all’età matura del suo protagonista, si interroga sulla sottile, confusa ed ambigua linea di demarcazione che separa il bene dal male. Attraverso una trama che unisce elementi di mistero, di filosofia e di carattere distopico globale, reinterpretando fatti storici in chiave fantastica, ma plausibile, il romanzo spinge il lettore a riflettere su temi centrali come la relatività della morale, le tante illusioni offerte dalla realtà contingente, il peso delle coincidenze e del destino. In particolare, la narrazione si focalizza su eventi dalla casualità sconvolgente e sull'intreccio di progetti occulti, alimentando l’annoso dubbio sull'effettivo livello di controllo che l’essere umano è capace di esercitare sulla propria esistenza e sulla storia collettiva. I viaggi introspettivi del protagonista Mirko e delle altre figure principali del romanzo come Ares, Nicoletta, Rossana, Elisa e Jack, si universalizzano, diventando l’emblema dell’angoscia collettiva mai sopita, in un gioco di specchi, dove nulla è come sembra, neanche la differenza tra il bene ed il male.
Hai
pubblicato anche libri dedicati ai viaggi e ai luoghi d’Europa: quale relazione
esiste, per te, tra viaggio geografico e viaggio interiore?
Viaggio nei
luoghi più affascinanti d’Europa, pubblicato nel 2020, è un omaggio al vecchio
continente che, partendo da esperienze personali e dirette, intende riscoprire
i nostri valori originari, con l’orgoglio di far parte della culla della storia
e l’invito a non dimenticare le nostre radici collettive. Viaggiare è senza
dubbio una delle più belle esperienze che si possano compiere nella vita,
cercando sempre di scoprire ciò che si nasconde oltre la superficie, come
vivace esercizio intellettuale e non come mera aspirazione turistica. Tra viaggio
geografico e viaggio interiore esiste un rapporto di reciproca riflessione e
trasformazione. Fin dall’antichità, scrittori e filosofi, ed in epoca moderna
anche psicologi, hanno evidenziato come l’azione di muoversi nel mondo reale si
concretizzi spesso come metafora del cambiamento interiore. Allontanarsi dalla routine
porta la persona ad abbandonare gli schemi consueti e a confrontarsi con la
propria coscienza interiore.I nuovi luoghi da visitare, poi, rappresentano vivaci stimoli per la mente,
riuscendo molto spesso ad evocare emozioni, ricordi o anche desideri nascosti.
L’emblema del confronto tra il viaggio geografico e quello interiore, in ambito
epico e letterario, è incarnato da Ulisse, che ha inaugurato il classico
schema antropologico del “viaggio dell’eroe”: l’allontanamento dalla
patria ed il successivo ritorno ne determinano una totale metamorfosi. Ne parlo
nella mia opera, Omero e la nascita del mito di Ulisse (2024).
Quale
emozione, consapevolezza o domanda desideri rimanga nel lettore dopo aver
attraversato le tue opere, così diverse e complementari tra loro?
E’ una domanda molto gradita, ma nello stesso tempo molto complessa. Quando si scrive si attraversano dimensioni parallele ed i risultati raggiunti e raggiungibili non sono mai scontati. Nella mia esperienza letteraria, che come abbiamo già ricordato spazia dagli horror/thriller apocalittici fino ai saggi teologici, mitologici e filosofici, in primis cerco di stimolare il lettore alla continua ricerca, alla consapevolezza cioè che la realtà tangibile e materiale sia solo un velo, una superficie, dietro la quale si nascondono verità spirituali ed antropologiche molto più profonde. Mediante l’analisi dei miti greci, ad esempio, nel già citato libro “Il cuore e la mente”, cerco di evidenziare come l’essere umano compia da sempre un viaggio interiore verso la conoscenza di sé. Non riuscirei a scrivere di certi argomenti, se non provassi in prima persona stupore, misto ad inquietudine, di fronte all’ignoto ed al sacro, quando ci si confronta con i grandi enigmi della storia, dell’universo e della psiche umana. La scrittura, perciò, non diventa un esercizio intellettuale teorico, e nemmeno teoretico, ma si trasforma in una forma di comunicazione esistenziale. Credo che il filo conduttore, tra generi così diversi e complementari, consista essenzialmente negli inevitabili interrogativi sul senso del tempo, della fine e del trascendente, non offrendo e non condividendo oziose risposte dogmatiche, ma tentando di stimolare il lettore a porsi domande cruciali sulla sua posizione morale e spirituale nel mondo e a non restare spettatore passivo della propria esistenza.

