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“L’autrice desidera esprimere la sua più sincera gratitudine per gli apprezzamenti rivolti ai progetti presentati sul suo sito, accolti con interesse anche su canali esteri. Il riconoscimento ricevuto costituisce per lei un prezioso incoraggiamento a proseguire con passione e dedizione nel percorso creativo intrapreso.”

lunedì 7 settembre 2026

Intervista a Luigi Angelino a cura di Gioia Lomasti

 

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Intervista a cura di Gioia Lomasti in collaborazione con Vetrina delle Emozioni per 100 Libri d’Autore, progetto culturale a cura di Gioia Lomasti ed Emanuele Marcuccio

Ringraziamo con sincera stima Luigi Angelino per aver accolto questa intervista dedicata alla sua vasta produzione letteraria, che spazia tra saggistica, narrativa, filosofia, teologia e viaggio, offrendo al lettore un percorso ricco di riflessioni, simboli, domande e visioni del mondo.

Luigi Angelino, nato a Napoli, consegue la maturità classica e la laurea in giurisprudenza, ottenendo l’abilitazione all'esercizio della professione forense e due master di secondo livello in diritto internazionale. Svolge la professione di Ufficiale della Marina Militare, con brevetto di Consigliere in Affari Giuridici e Contenzioso, ed è insignito dell’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana. Appassionato di viaggi, filosofia e teologia, consegue anche una laurea magistrale in scienze religiose, dedicandosi parallelamente alla scrittura. Ha pubblicato 35 libri, tra raccolte di saggi e romanzi, tra cui Le tenebre dell’anima e la versione inglese The darkness of the soul, la trilogia La redenzione di Satana, Viaggio nei luoghi più affascinanti d’Europa, I libri proibiti, Delle fiabe e ciò che nascondono, L’arazzo dell’apocalisse di Angers, Nel mondo dei sogni, Magnifici Misteri. In particolare, Il cuore e la mente, riflessioni sui miti greci, ha aderito al progetto 100 Libri d’Autore. Pubblica inoltre numerosi articoli su diverse riviste online.

Quale corrente creativa ti ha guidato nella costruzione di un percorso letterario così vasto, che attraversa filosofia, teologia, narrativa, saggistica e viaggio?

Penso che al giorno d’oggi sia difficile parlare di vere e proprie “correnti creative”, soprattutto nel campo letterario, dove non si distinguono più “scuole” ben etichettate, ma le tendenze generali sono decisamente frammentate e molto legate ai contesti sociali di riferimento. Credo che la stessa definizione di “postmodernismo” sia stata ormai superata da tempo e gli stessi valori antropologici dell’homo sapiens si stiano evolvendo in qualcosa di diverso, considerata la presenza sempre più massiccia della tecnologia e dei più avveniristici sistemi di intelligenza artificiale. Nei miei romanzi, in particolare, “Le tenebre dell’anima” e la trilogia “La redenzione di Satana”, ed in qualche modo anche in “Viaggio nei luoghi più affascinanti d’Europa”, ho mescolato elementi di genere ibrido e di “new weird”, associando ad eventi dell’epoca contemporanea situazioni fantastiche, surreali o distopiche, in modo da parlare al lettore delle grandi paure del presente. Anche in opere saggistiche, come “Sulla fine dei tempi”, Magnifici Misteri” e nello stesso testo “Il cuore e le mente”, a caratteristiche specifiche della saggistica, come la divulgazione e la ricerca storiografica e critica, si aggiungono elementi orientati a rielaborare in chiave moderna e suggestiva antichi miti ed arcane profezie.

In che modo la tua formazione giuridica e il tuo ruolo nella Marina Militare hanno influenzato la tua visione del mondo e la tua scrittura?

Lo studio del diritto mi ha insegnato che raramente le situazioni sono così come sembrano, che insomma non esiste soltanto il bianco e il nero. Ogni evento, come accade nella scrittura, deve essere contestualizzato, analizzato ed interpretato. L’approfondimento dei testi legali abitua a strutturare i testi, anche fantasiosi, in maniera sequenziale e rigorosa, cercando di distinguere con chiarezza i fatti dalle opinioni, così come le premesse dalle conclusioni. Anche la mia professione ha sicuramente influenzato il modo di scrivere, con particolare riguardo alle esigenze di precisione, di equilibrio e di rispetto delle regole, parallelamente all’utilizzo di un ritmo incalzante e serrato nella descrizione delle scene d’azione.

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Molti dei tuoi libri affrontano temi legati al mistero, alla spiritualità e alla dimensione interiore: quale dialogo cerchi di instaurare tra cuore, mente e ricerca del senso?

Sia nella dimensione narrativa, che in quella saggistica, i miei libri spesso si occupano di ciò che semplifichiamo con il termine “mistero”. Il dialogo tra cuore, mente e ricerca del senso si impone come il fulcro nobile di qualsivoglia percorso di esplorazione interiore e spirituale nonchè, allo stesso modo, come proficuo metodo di osservazione dei fenomeni della realtà esterna. Non ho la pretesa di fornire risposte (e diffido di coloro che ne hanno), ma il mio obiettivo è quello di stimolare un confronto armonico tra il “cuore”, inteso come bussola emotiva, la “mente”, indicata come strumento di discernimento e la “ricerca di senso” che diventa quasi un “ponte” che ci induce ad interrogarci sui vari misteri della vita. L’ambizione più grande, perciò, è quella di avvicinarci il più possibile ad una felice sintesi interiore, che sia in grado di trasformare la curiosità intellettuale in una vera e propria profonda esperienza di vita. Il cuore e la mente è proprio il titolo del libro con il quale partecipo al progetto 100libridautore: il mito, infatti, è concepito come un racconto che parla alla mente, intesa come la parte razionale della nostra personalità, ma scritto con le parole del cuore, con ciò volendo esprimere la nostra parte emozionale, l’organo cioè creduto dagli antichi come la sede dei sentimenti...

La trilogia La redenzione di Satana e opere come Le tenebre dell’anima esplorano zone complesse dell’immaginario religioso e simbolico: quale riflessione desideri suscitare nel lettore?

La trilogia, La redenzione di Satana, con i tre rispettivi sottotitoli Apocatastasi, Apostasia ed Apocalisse intende essenzialmente suscitare una riflessione ontologica, filosofica e teologica su concetti complessi come la natura del male, la misericordia divina ed il destino dell’essere umano.  Al fulcro dell’opera, mediante l’espediente narrativo del ritrovamento di un antico manoscritto, vi è il recupero di un’antica e dibattuta dottrina filosofica e teologica: l’apocatastasi, l’universalità della salvezza, che spinge il lettore ad interrogarsi sul ristabilimento finale dell’ordine universale. La narrazione, adoperando gli ingredienti tipici del fanta-thriller, è orientata a suggerire che il disegno divino non possa dirsi compiuto, senza la riconciliazione di tutte le creature, compresa la figura che incarna il male assoluto, Satana. Intrecciando epoche storiche diverse, Roma e Pisa dell’epoca attuale, la Firenze dei Medici, la Venezia del Cinquecento  e la Napoli illuminista del Principe di Sansevero, la trilogia invita a riflettere sul tempo non come una linea retta, ma come un disegno circolare, o a “spirale”, dove passato, presente e futuro si influenzano di continuo verso la fine dei tempi.  Le tenebre dell’anima (versione inglese The darkness of the soul), suddivisa in quattro parti Aria, Acqua, Fuoco e Terra, partendo dall’infanzia fino all’età matura del suo protagonista, si interroga sulla sottile, confusa ed ambigua linea di demarcazione che separa il bene dal male. Attraverso una trama che unisce elementi di mistero, di filosofia e di carattere distopico globale, reinterpretando fatti storici in chiave fantastica, ma plausibile, il romanzo spinge il lettore a riflettere su temi centrali come la relatività della morale, le tante illusioni offerte dalla realtà contingente, il peso delle coincidenze e del destino. In particolare, la narrazione si focalizza su eventi dalla casualità sconvolgente e sull'intreccio di progetti occulti, alimentando l’annoso dubbio sull'effettivo livello di controllo che l’essere umano è capace di esercitare sulla propria esistenza e sulla storia collettiva. I viaggi introspettivi del protagonista Mirko e delle altre figure principali del romanzo come Ares, Nicoletta, Rossana, Elisa e Jack, si universalizzano, diventando l’emblema dell’angoscia collettiva mai sopita, in un gioco di specchi, dove nulla è come sembra, neanche la differenza tra il bene ed il male.                                                                     

Hai pubblicato anche libri dedicati ai viaggi e ai luoghi d’Europa: quale relazione esiste, per te, tra viaggio geografico e viaggio interiore?

Viaggio nei luoghi più affascinanti d’Europa, pubblicato nel 2020, è un omaggio al vecchio continente che, partendo da esperienze personali e dirette, intende riscoprire i nostri valori originari, con l’orgoglio di far parte della culla della storia e l’invito a non dimenticare le nostre radici collettive. Viaggiare è senza dubbio una delle più belle esperienze che si possano compiere nella vita, cercando sempre di scoprire ciò che si nasconde oltre la superficie, come vivace esercizio intellettuale e non come mera aspirazione turistica. Tra viaggio geografico e viaggio interiore esiste un rapporto di reciproca riflessione e trasformazione. Fin dall’antichità, scrittori e filosofi, ed in epoca moderna anche psicologi, hanno evidenziato come l’azione di muoversi nel mondo reale si concretizzi spesso come metafora del cambiamento interiore. Allontanarsi dalla routine porta la persona ad abbandonare gli schemi consueti e a confrontarsi con la propria coscienza interiore.I nuovi luoghi da visitare, poi, rappresentano vivaci stimoli per la mente, riuscendo molto spesso ad evocare emozioni, ricordi o anche desideri nascosti. L’emblema del confronto tra il viaggio geografico e quello interiore, in ambito epico e letterario, è incarnato da Ulisse, che ha inaugurato il classico schema antropologico del “viaggio dell’eroe”: l’allontanamento dalla patria ed il successivo ritorno ne determinano una totale metamorfosi. Ne parlo nella mia opera, Omero e la nascita del mito di Ulisse (2024).

Quale emozione, consapevolezza o domanda desideri rimanga nel lettore dopo aver attraversato le tue opere, così diverse e complementari tra loro?

E’ una domanda molto gradita, ma nello stesso tempo molto complessa. Quando si scrive si attraversano dimensioni parallele ed i risultati raggiunti e raggiungibili non sono mai scontati.   Nella mia esperienza letteraria, che come abbiamo già ricordato spazia dagli horror/thriller apocalittici fino ai saggi teologici, mitologici e filosofici, in primis cerco di stimolare il lettore alla continua ricerca, alla consapevolezza cioè che la realtà tangibile e materiale sia solo un velo, una superficie, dietro la quale si nascondono verità spirituali ed antropologiche molto più profonde. Mediante l’analisi dei miti greci, ad esempio, nel già citato libro “Il cuore e la mente”, cerco di evidenziare come l’essere umano compia da sempre un viaggio interiore verso la conoscenza di sé. Non riuscirei a scrivere di certi argomenti, se non provassi in prima persona stupore, misto ad inquietudine, di fronte all’ignoto ed al sacro, quando ci si confronta con i grandi enigmi della storia, dell’universo e della psiche umana. La scrittura, perciò, non diventa un esercizio intellettuale teorico, e nemmeno teoretico, ma si trasforma in una forma di comunicazione esistenziale. Credo che il filo conduttore, tra generi così diversi e complementari, consista essenzialmente negli inevitabili interrogativi sul senso del tempo, della fine e del trascendente, non offrendo e non condividendo oziose risposte dogmatiche, ma tentando di stimolare il lettore a porsi domande cruciali sulla sua posizione morale e spirituale nel mondo e a non restare spettatore passivo della propria esistenza.

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