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domenica 1 novembre 2026

INTRECCI DI VITE di Stefania Piccardo - Un romanzo nato dalle radici familiari, diventato un viaggio nella storia del Piemonte - Opera selezionata per 100 libri d'Autore Vol 2 - Progetto Culturale

 

INFO ORDINI

Opera selezionata nel secondo volume culturale 100 libri d'Autore progetto internazionale a cura di Gioia Lomasti in collaborazione con Emanuele Marcuccio - per la selezione internazionale Ashraf Aboul-Yazid Ashraf-Dali

INTRECCI DI VITE

Piemonte, seconda metà dell'Ottocento.

Nelle dimore dell'aristocrazia torinese, il destino di una figlia può essere deciso davanti a un registro dei conti, fra debiti da saldare e matrimoni di convenienza. Caterina Barbò lo scopre ancora bambina, quando comprende che il suo futuro è stato affidato a un accordo fra famiglie. Ma Caterina possiede un'intelligenza vivace, un carattere indomito e ben poca inclinazione a lasciarsi governare dalle aspettative altrui. L'incontro con Alberto Valfoglia e la vita nella grande Tenuta, fra le colline del Monferrato, daranno inizio a una storia nella quale l'amore dovrà imparare a convivere con l'orgoglio, le responsabilità e il desiderio di libertà. Anni dopo, sarà sua sorella Letizia a sfidare le convenzioni di un mondo che pretende di giudicare l'onore di una donna senza ascoltarne la voce. Il suo sentimento per Carlo de la Picca riaccenderà antiche rivalità e metterà alla prova legami che sembravano indissolubili. Tra passioni, schermaglie, segreti di famiglia e stagioni capaci di cambiare il destino di un'intera comunità, le vite dei protagonisti si intrecciano come i tralci delle vigne che custodiscono le loro speranze.

Una saga familiare intensa e avvolgente, in cui l'amore non è soltanto una promessa, ma il coraggio di scegliere chi diventare.

Ogni romanzo nasce da un'idea, da un'immagine o, qualche volta, da un ricordo. Intrecci di vite è nato soprattutto dal desiderio di recuperare una parte delle mie radici familiari, attraverso luoghi che hanno un significato particolare nella storia della mia famiglia. Volevo raccontare qualcosa che mi riportasse idealmente all'infanzia di mio padre, ai luoghi in cui era cresciuto e a quella parte della nostra famiglia che ancora oggi vive tra il Monferrato e Torino. Sono territori ai quali mi sento legata, paesaggi che custodiscono ricordi, tradizioni e storie tramandate nel tempo. Mi piaceva l'idea di farli rivivere attraverso le pagine di un romanzo, restituendo loro un'atmosfera e una voce. Anche la scelta dei nomi dei personaggi non è stata casuale. Molti appartengono alla mia storia familiare: sono i nomi dei miei nonni, dei bisnonni e persino dei trisavoli. Ho voluto recuperarli quasi come un piccolo omaggio a chi mi ha preceduta, dando loro una nuova vita letteraria. Le vicende narrate, naturalmente, sono frutto della fantasia, ma quei nomi rappresentano un legame autentico con il passato. Da queste premesse è cominciata l'avventura di Intrecci di vite, che inizialmente avevo immaginato come una saga familiare. Durante la scrittura, però, la storia ha preso una direzione diversa, trasformandosi progressivamente in un vero e proprio romanzo storico. Ho scelto di ambientarlo nella seconda metà dell'Ottocento, a partire dal 1860, in un Piemonte attraversato da profondi cambiamenti politici, economici e sociali. Erano gli anni dell'Unità d'Italia, di una Torino protagonista della storia nazionale, ma anche di una società ancora fortemente condizionata dalle differenze di classe, dalle convenzioni familiari e da un'idea del matrimonio che spesso aveva ben poco a che fare con l'amore.

Mi interessava soprattutto comprendere come si vivesse in quel periodo, quali fossero le abitudini quotidiane, le aspettative delle famiglie, il ruolo delle donne e le possibilità concesse ai giovani di scegliere il proprio futuro. Accanto ai salotti dell'aristocrazia torinese ho voluto raccontare la vita nelle campagne del Monferrato, il lavoro nelle tenute, la coltivazione della vite e le difficoltà di un mondo agricolo nel quale il destino di intere famiglie dipendeva dalla terra. Devo ammettere che non è stata una scrittura semplice. Rispetto ai miei romanzi precedenti, Intrecci di vite mi ha richiesto un impegno decisamente maggiore, tanto che l'ho riscritto e riveduto numerose volte. Non si trattava soltanto di costruire una storia coinvolgente, ma di far convivere la fantasia con un contesto storico credibile, evitando che i personaggi pensassero, parlassero o si comportassero come persone del nostro tempo. Anche il linguaggio ha richiesto un'attenzione particolare. Ho cercato di immergermi nel modo di esprimersi dell'epoca, nelle formule di cortesia, nelle conversazioni e nelle regole sociali, senza però appesantire la lettura con espressioni troppo lontane dalla sensibilità contemporanea. Volevo che i dialoghi conservassero naturalezza, ironia e vivacità, perché, anche se cambiano i secoli, i sentimenti umani rimangono sorprendentemente simili. È stato un lavoro lungo, fatto di ripensamenti, correzioni e qualche inevitabile momento di scoraggiamento, ma credo che proprio questa fatica abbia contribuito a rendere Intrecci di vite il mio romanzo più curato, sia dal punto di vista linguistico sia nella costruzione narrativa. Non so se sia il migliore tra quelli che ho scritto, perché ogni libro rappresenta una parte diversa di me, ma certamente è quello che mi ha chiesto di più.

La storia e i suoi protagonisti

Il romanzo prende avvio nella Torino del 1860, quando la famiglia Barbò, appartenente a un'aristocrazia che cerca di conservare il proprio prestigio nonostante crescenti difficoltà economiche, si trova a dover prendere decisioni destinate a influenzare il futuro delle figlie. Al centro della vicenda ci sono Caterina Barbò e Alberto Valfoglia, due giovani le cui esistenze vengono avvicinate inizialmente dalle convenienze familiari. Alberto è un uomo profondamente legato alla propria terra e alle responsabilità della tenuta, mentre Caterina è una giovane donna intelligente, determinata, ironica e tutt'altro che disposta ad accettare passivamente il ruolo che la società le ha riservato. Il loro rapporto, nato da un accordo più che da un sentimento, si trasforma lentamente in una storia d'amore fatta di complicità, discussioni, passioni, difficoltà e scelte condivise. Un matrimonio che dovrà confrontarsi non soltanto con le gioie e i dolori della vita familiare, ma anche con le responsabilità verso le persone che vivono e lavorano nella tenuta.

Accanto a loro si sviluppa la vicenda di Letizia Barbò, sorella minore di Caterina , una ragazza vivace, curiosa e indipendente, il cui incontro con Carlo de la Picca darà vita a una storia sentimentale intensa, complicata dalle rivalità familiari e dalle rigide convenzioni dell'epoca. Intorno ai protagonisti si muove un mondo popolato da famiglie aristocratiche, contadini, lavoratori e donne che, ciascuna a proprio modo, cercano di ritagliarsi uno spazio in una società nella quale il peso del cognome, del patrimonio e della reputazione poteva decidere il destino di una persona. E mentre i protagonisti affrontano amori, incomprensioni, segreti e cambiamenti, anche la terra diventa parte integrante del racconto. I vigneti del Monferrato accompagnano il trascorrere delle stagioni e delle generazioni, fino alle difficoltà provocate dalle malattie della vite, che mettono alla prova non soltanto le proprietà, ma anche la capacità delle famiglie di affrontare insieme le avversità. Ho cercato di raccontare tutto questo senza rinunciare a qualche sorriso, perché mi piace pensare che anche nell'Ottocento, tra un ricevimento elegante, un matrimonio combinato e una discussione familiare, ci fosse spazio per l'ironia, le battute pungenti e quelle piccole ribellioni che rendono i personaggi più vicini a noi.

Un legame tra passato e presente

A lavoro concluso, mi sono resa conto che quello che inizialmente doveva essere un omaggio ai luoghi e ai nomi della mia famiglia era diventato qualcosa di più ampio: una storia di sentimenti, di trasformazioni e di persone che cercano di conciliare ciò che viene loro imposto con ciò che desiderano davvero. Forse è proprio questo l'aspetto che più mi affascina della narrativa storica: scoprire quanto, nonostante la distanza degli anni, le emozioni, le paure, le speranze e il desiderio di essere felici siano rimasti gli stessi. E se attraverso questo romanzo riuscirò a far conoscere ai lettori un piccolo frammento del Piemonte ottocentesco, a farli sorridere davanti a un dialogo o emozionare per le vicende dei protagonisti, sentirò di aver raggiunto il mio obiettivo. In fondo, la storia di una famiglia non appartiene mai soltanto al passato. Continua a vivere nei nomi che tramandiamo, nei luoghi che ricordiamo, nelle scelte che compiamo e nei racconti che lasciamo a chi verrà dopo di noi. Ed è proprio da questo incontro tra memoria, immaginazione e storia che è nato Intrecci di vite.


L'AUTRICE

Stefania Piccardo vive nella Bassa Bergamasca e coltiva da sempre la passione per la scrittura, trovando nelle storie e nei personaggi un modo per esplorare sentimenti, relazioni e sfumature dell'animo umano. Ha pubblicato diverse opere, tra cui La signorina della palestra, Abitudini sane per la terza età,  Non era nel programma, e La casa sul molo, raccontando con sensibilità e ironia le complessità dei rapporti umani. Con Intrecci di vite si immerge nelle atmosfere del Piemonte ottocentesco, dando voce a donne determinate, amori contrastati e destini familiari segnati dalle convenzioni sociali. Il romanzo custodisce anche un omaggio personale: i nomi di alcune protagoniste appartengono alle donne della sua famiglia, le cui radici continuano a vivere attraverso la memoria e la narrazione.

 


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