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Opera selezionata nel secondo volume culturale 100 libri d'Autore progetto internazionale a cura di Gioia Lomasti in collaborazione con Emanuele Marcuccio - per la selezione internazionale Ashraf Aboul-Yazid Ashraf-Dali |
Nel 1885 fu ufficialmente fondato il Museo Nazionale di Ravenna, la cui storia si è protratta fino ai nostri giorni. Ideatore di questo istituto era stato Enrico Pazzi, uno scultore ravennate che nel 1843 scelse di abbandonare la città natale per approdare a Firenze, dove ebbe un discreto successo. I rapporti tra la Ravenna legatizia e Pazzi non erano idilliaci, ma all’indomani dell’annessione della città al Regno, l’artista fu contattato dall’aristocrazia locale per eseguire busti e rilievi di vario genere, spesso destinati ai monumenti cimiteriali. Nel 1877 fu chiamato a realizzare la statua di Farini da collocare davanti alla stazione. In quella occasione propose la costituzione di un museo civico simile a quelli che erano nati da tempo in molte città dell’Italia settentrionale. Dopo anni di discussioni e di alti e bassi, finalmente il nuovo istituto ebbe una sua sede e un suo ufficio, e Pazzi vi fu nominato direttore, incarico che tenne fino alla morte. L’apertura ufficiale al pubblico avvenne nel 1889. La documentazione legata a questi eventi è abbondante e già studiata, lo stesso Pazzi realizzò ancora in vita una breve biografia che raccontava la genesi del nuovo istituto. Fra la documentazione in nostro possesso, un blocco molto interessante e poco noto di testimonianze è rimasto a lungo inesplorato. Mi riferisco al carteggio che Pazzi scambiò con i collaboratori e le autorità. Una raccolta di lettere, talvolta difficilmente leggibili vista la scrittura corsiva, che aggiunge un tassello alla complessa storia delle origini del museo ravennate. Il volume analizza l’intero corpus di lettere, descrivendo ogni singolo pezzo secondo l’ordine cronologico, e proponendo anche un breve regesto dei contenuti.
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aola
Novara
è nata e vive a Ravenna. Lavora presso il Museo Nazionale di Ravenna. Dagli
anni ‘90 si è dedicata allo studio della storia e dell’archeologia del
territorio dell’antico Esarcato, con particolare riguardo per Ravenna, Rimini e
Pomposa. Ha al suo attivo numerosi contributi editi su riviste scientifiche e
opere miscellanee e più di venti monografie. Nel 2022 si è aggiudicata il
premio Guidarello nella categoria “Cultura” per l’opera La Romagna delle Pievi
(2021). Tra i numerosi saggi pubblicati, vanno ricordati in particolare S.
Adalberto in Pereo e la decorazione in laterizio nel ravennate e nell’Italia settentrionale
(secc. VIII–XI) (1994), Storia delle
scoperte archeologiche di Ravenna e Classe (1998), “Ad religionis claustrum construendum”. Monasteri
nel medioevo ravennate. Storia e archeologia (2003, in appendice l’inedito di
Silvio Bernicoli, “Elenco cronologico degli abati dei principali monasteri di
Ravenna e dei luoghi dipendenti”), Ravenna
medievale. Chiese e altri edifici di culto (2016), Storia di Ravenna (2016, scritto a quattro mani con
Alessandro Luparini), Vita quotidiana
nella Ravenna medievale (2021),
Santa Croce di Ravenna. Archeologia e
storia (2022), Le cento chiese di Ravenna (2023) e Una carrozza tutta d’oro. La leggenda di Teodorico da Ravenna ai mari
del Nord (2025).
