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| L'OPINIONE.COM |
Intervista a cura di Gioia Lomasti in
collaborazione con Vetrina delle Emozioni per il progetto culturale 100 Libri d’Autore
Rivolgo un
sentito ringraziamento a Bartolomeo Theo Di Giovanni per aver accolto l’invito
di Vetrina delle Emozioni. La sua parola poetica, nutrita da una ricerca
interiore intensa e da un cammino culturale di rara profondità, rappresenta un
contributo prezioso per chi crede nella forza trasformativa della letteratura.
La sua disponibilità a questo dialogo conferma la vocazione autentica di un
autore che vive la scrittura come testimonianza, come ascolto, come dono.
Theo Bartolomeo Di Giovanni nasce a Palermo nel giugno 1975. Fin dagli anni della formazione universitaria, conclusa con una laurea in Filosofia presso l’Università di Palermo, orienta la propria ricerca verso le zone più intime dell’esperienza umana, intrecciando pensiero, parola e visione. I suoi primi componimenti vengono pubblicati tra il 1994 e il 1995, segnando l’avvio di un percorso poetico che negli anni si consoliderà in una voce riconoscibile per intensità e rigore. Nel 2015 sceglie il nome d’arte Theo, gesto simbolico di una rinascita interiore che ridefinisce la sua identità creativa. La sua opera si muove tra poesia, filosofia e riflessione spirituale, con una costante attenzione ai temi della metamorfosi e della memoria. Studioso appassionato di Alda Merini, nel 2013 fonda il movimento culturale Una Piuma per Alda, impegnato nella tutela e nella valorizzazione del patrimonio della poetessa. Questo impegno gli conferisce un ruolo riconosciuto nel panorama culturale contemporaneo, grazie anche alle numerose iniziative dedicate alla divulgazione della poesia. Nel 2005 pubblica la silloge Diario dell’anima, opera che segna una tappa fondamentale del suo cammino letterario. Nel 2025 annuncia Taomà nel segno dei Gemelli, una raccolta che intreccia prosa e poesia, proseguendo la sua esplorazione dei territori dell’interiorità. Nel corso degli anni, la sua produzione ha ricevuto menzioni e riconoscimenti da istituzioni culturali internazionali, che ne hanno apprezzato la qualità espressiva e la profondità tematica. Le sue opere sono state presentate in diversi contesti oltre i confini nazionali, contribuendo alla diffusione del suo lavoro in più lingue. Oggi vive in Campania, dove svolge la professione di docente, continuando a dedicarsi alla scrittura, alla ricerca filosofica e alla promozione culturale.
Nel suo
percorso di autore, quale immagine interiore ha segnato l’inizio della sua vocazione
poetica?
Tante, tante
immagini: la più bella è quella di un uomo libero, mai fermo, sempre in giro
per esplorare nuove realtà. Ho anche immaginato la vecchiaia in una baita,
immerso nella natura. Un anziano che parla/parlerà alla luna.
Il nome Theo
nasce come gesto di trasformazione: quale significato profondo custodisce oggi
per lei?
Theo è stato
il maestro severo di Bartolomeo, che non ha risparmiato spietati rimproveri,
ma, successivamente, Theo ha amato il
percorso doloroso di Bartolomeo, e allora
è diventato il custode delle “fragilità” e potenzialità di Bartolomeo.
La sua
scrittura attraversa filosofia, spiritualità e memoria: quali autori hanno
inciso maggiormente sulla sua formazione?
Beh
sicuramente Holderlin , Schiller, Nietzsche, anche, in un certo senso Leopardi,
anche se è più illuminista rispetto agli
altri. E poi Alda Merini, di cui pochi, ne hanno recepito il messaggio
filosofico-teologico.
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| INFO ORDINI |
Nella sua
opera la parola sembra farsi ponte tra ciò che è detto e ciò che resta indicibile:
come nasce questo equilibrio?
Nasce dalla
difficoltà di trovare parole adatte che spieghino forti emozioni e allora si
ricorre agli stessi vocaboli inseriti in contesti diversi, i tre puntini di
sospensione, il punto esclamativo e interrogativo restano quel grammo che
livella gli equilibri.
Ha dedicato
anni alla tutela del patrimonio di Alda Merini: quale eredità sente più viva
nel suo modo di intendere la poesia?
Non avere
mezze misure, è rischioso, ma il poeta non deve assecondare il perbenismo quale
maquillage per salvare l’apparenza, tuttavia cosa è l’apparenza? Io non ho
bisogno di nascondigli, la porta che mi fa accedere al mondo è la poesia.
Ovviamente, rispetto agli altri anni, mi sono dato una calmata, ero troppo
ribelle, adesso riesco ad essere diplomatico per amore di pace. Però parlo con
le parole scritte.
Guardando ai
suoi prossimi progetti, quale direzione creativa desidera approfondire con
maggiore intensità?
Ai racconti
poetici, alla poesia visiva, ai monologhi. Poi non so, però, da docente,
insisterò con la poesia nelle scuole.

