VENNE IL
GIORNO DEGLI AQUILONI
L’opera si presenta come un tassello prezioso all’interno del progetto 100 libri d’autore – Primo Volume, curato da Gioia Lomasti ed Emanuele Marcuccio, un’iniziativa che valorizza voci capaci di trasformare la parola in esperienza, memoria e visione. In questo contesto, il romanzo di Carlo Bramanti si inserisce come un affresco poetico che attinge al patrimonio del folclore siciliano per restituirlo in forma di fiaba moderna, senza il tradizionale “c’era una volta”, ma con la forza evocativa di un mondo perduto che torna a vivere attraverso la letteratura. Una galleria di figure simboliche — la gattara, l’uomo con il sacco, il signore dei venti, l’arrotino, e altri archetipi della superstizione popolare — si muove in una trama corale, vibrante di colori e malinconie, dentro una Sicilia che non esiste più ma che continua a pulsare nell’immaginario collettivo.
Un racconto
incentrato su vari personaggi della superstizione popolare, una fiaba moderna
senza il c'era una volta che attinge a un mondo perduto e ne fa pura poesia. La
gattara, l'uomo con il sacco, il signore dei venti, l'arrotino e tanti altri
personaggi si muovono in una tela piena di colori dentro una Sicilia che non
esiste più.
Un romanzo corale dove amore e smarrimento sono dietro l'angolo, come del resto la discriminazione verso quelle persone considerate invisibili, emarginate da un mondo che crede di virare verso un processo evolutivo importante ma che dimentica i più deboli, travolgendoli senza alcun rimorso. (ROMANZO SOPRANNATURALE/FANTASY/ FOLCLORE)
Carlo
Bramanti nasce nel
marzo 1974, siciliano d.o.c. è nato ad Augusta, in provincia di Siracusa. Da
un’isola meravigliosa a un’altra altrettanto bella, anche se un pochino più
grande e molto più lontana da noi, in estremo oriente. Il ponte è costituito
dalla grande passione per la letteratura giapponese, e in particolare per
l’haiku, breve componimento poetico di diciassette sillabe. Nel 2003 si
classifica secondo al concorso nazionale di haiku indetto da Cascina Macondo,
nel 2011 è tra i vincitori del premio letterario haiku indetto da Empiria.
Nello stesso anno ottiene il terzo posto al premio di poesia edita Leandro Polverini,
sezione poesia della memoria; nel 2012 è finalista al Premio “Un libro amico
per l’Inverno” con l’opera “Fino a quel faro che chiamasti Amore”.
Successivamente vince il Concorso “Haikure, il tuo haiku sui nostri capi”.
Poesia e abbigliamento. Una sua poesia è stata ricamata sulla collezione
haikure Spring/Summer 2013. Con il romanzo breve “Fiori di mandorlo per la
ragazza fantasma” vince il Premio nazionale di poesia, narrativa e saggistica
“Cor Habeo” del 2020.
