Ringraziamo Carmine Alberto Gaito per la disponibilità e per la profondità con cui continua a offrire alla poesia un luogo di ascolto e di verità. La sua presenza arricchisce il percorso culturale nel quale il nostro sito culturale dedica alla parola poetica e ai suoi protagonisti. Carmine Alberto Gaito (St. Maurice, CH, novembre 1979) risalta nei suoi testi la luce della sensibilità e porta la dolcezza dell’anima a dipingere le notti d’estate. Le ore liete e silenziose della notte lo accompagnano nel ripercorrere scorci di vita vissuta, guidandolo a fissare su fogli di carta dettagli passati ma mai dimenticati. In quei momenti di solitudine, libera e descrive il contrasto tra la luce e il buio, osservandone il volo e stringendo al cuore versi che restano, come tracce indelebili, nella memoria. La sua poesia si muove tra introspezione e visione, tra memoria e rivelazione. Le pagine — spesso percepite come “mai lette” perché intime, essenziali, custodite — aprono varchi nel quotidiano e restituiscono al lettore un linguaggio che non teme la fragilità, anzi la accoglie come forma di conoscenza. In questa intervista, la conversazione si orienta verso la poesia in senso ampio, come gesto umano, come responsabilità, come luogo di incontro.
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| LE PAGINE MAI LETTE ARTICOLO SU VETRINA DELLE EMOZIONI QUESTO PROGETTO E' INSERITO NEL PROGETTO 100 LIBRI D'AUTORE A CURA DI GIOIA LOMASTI E EMANUELE MARCUCCIO |
Parlaci
dell’origine della poesia nel tuo percorso: quale immagine, quale urgenza o
quale silenzio riconosci come primo movimento che dà avvio ai tuoi versi.
La
poesia nasce come rifugio interiore dal caos, originata dal bisogno di liberare
pensieri nel silenzio e dalla necessità di condividere versi che cercano
sincerità in un'epoca grigia. L'avvio dei versi è innescato da dettagli
sensoriali come un sospiro del mare, uno sguardo brillante o il desiderio di
sognare a occhi aperti.
Come percepisci
la presenza della poesia nel nostro tempo così rapido e frammentato: dove
ritieni che si collochi oggi la sua forza e la sua capacità di resistere.
In un'epoca rapida e priva di valori, la poesia si configura come un rifugio
segreto e un universo parallelo in cui l'immaginazione contrasta il grigiore
del mondo, rievocando la sincerità del tempo perduto. La sua forza risiede nel
liberare il disordine interiore e nella capacità di accarezzare le anime più
fragili, offrendo un momento di sospensione dal mondo che ci circonda.
In che modo il
silenzio entra nel tuo processo creativo: come dialoga con la parola nella
costruzione dei tuoi testi e quale spazio occupa nella tua scrittura.
Il
silenzio costituisce lo spazio privilegiato per la manifestazione dei pensieri
sulla pagina, agendo come elemento liberatorio per la creatività nel contesto
della poesia intesa come rifugio interiore. Esso dialoga con la parola fungendo
da custode dei pensieri e da strumento per allontanare il rumore, permettendo
all'inchiostro di liberarsi.
Quale forma di
responsabilità senti nel tuo lavoro poetico: cosa significa per te scegliere
cosa dire, cosa tacere e come restituire il mondo attraverso la poesia.
Nel
lavoro poetico, la responsabilità consiste nel proteggere la sensibilità e
donare conforto alle anime più fragili, contrastando il grigiore della società
moderna attraverso la condivisione di versi che richiamano la semplicità, la
leggerezza e il sogno. La scrittura, evolutasi verso una sottile malinconia,
mira a restituire il mondo come una carezza delicata, privilegiando
l'immaginazione rispetto alla ragione per offrire un rifugio interiore.
Che ruolo
attribuisci all'immaginazione nella costruzione del verso: in che modo essa
contribuisce a trasformare o ampliare la realtà che attraversi quando scrivi.
L'immaginazione è descritta come il mezzo privilegiato per sfuggire alla
rigidità del tempo e della ragione, permettendo di trasformare la realtà
quotidiana in un universo parallelo di espressione libera. Attraverso una
"lucida follia" che sognando a occhi chiusi amplia il mondo reale,
essa permette di ritrovare la leggerezza perduta e la meraviglia, trasformando
suoni ed emozioni in versi.
Quali
trasformazioni riconosci nella tua voce poetica: come è cambiato nel tempo il
tuo modo di guardare, di ascoltare e di restituire la vita attraverso la
parola.
A volte, rileggendo i nuovi pensieri, liberi di volare verso mete non
scritte, mi sono accorto che la mia voce
poetica si è evoluta, che il tempo mi ha cambiato e tanto, anche nella
scrittura: dall'innocenza delle prime poesie, dedicate a un amore puro e
segreto, sono passato a descrivere tutto ciò che guardo con gli occhi chiusi,
con quella sottile malinconia che mi caratterizza. Tutto inizia da un suono, un
sorriso, due occhi che brillano o un semplice sospiro del mare. Non dobbiamo
essere prigionieri della ragione, ma mettere le ali e lasciarci andare.
Quale eco
desideri che resti nel lettore dopo aver incontrato i tuoi testi: quale dono,
quale invito speri possa accompagnarlo oltre la pagina.
Sarà il lettore a giudicare l’eco dei testi, dal ritenerli banali a sorprendenti, ho il timore del
giudizio altrui non posso negarlo; vorrei solo che questi piccoli pensieri
portassero un sorriso a chi dedica un secondo del suo tempo per fermarsi a
rileggerli, a rileggermi, come la pioggia d’estate all'improvviso. Alla fine siamo
anime fragili, come me, che sognano, amano, sperano, e in silenzio, combattiamo
guerre invisibili.
La parola di Carmine Alberto Gaito contribuisce al cammino culturale di Vetrina delle Emozioni con autenticità e con la capacità di illuminare ciò che spesso resta in ombra, offrendo alla poesia un luogo vivo di dialogo e di cura.


